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Questo articolo è stato pubblicato il 22 febbraio 2013 alle ore 20:15.

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L'inflazione salirà ancora
Ma l'Iran non si cambia facilmente
, soprattutto quando si avvicinano le elezioni presidenziali. Sia Ahmadinejad che i suoi oppositori in Parlamento hanno cominciato a parlare di nuovi sussidi destinati ai più poveri per l'acquisto di beni essenziali: pane, riso, farina, olio.

Ahmadinejad, accusato insieme alle sanzioni di essere la rovina dell'economia, sta proponendo per sostenere la sua immagine una sorta di Carta Sociale per distribuire direttamente denaro ai più indigenti: dai 20 ai 30 dollari al mese. Ovviamente tutti sanno che questo peggiorerà ancora la situazione: verrà stampata altra carta moneta, l'inflazione salirà ancora e il rial perderà ulteriormente valore.

L'Iran è sempre meno ricco e anche meno indipendente nella sua politica economica. La Guida Suprema ha parlato di "economia della resistenza" ma c'è molta retorica in questa sua affermazione. Le controverse relazioni economiche con la Cina riporta Teheran a condizioni quasi ottocentesche, quando il governatore della Banca Centrale era uno straniero e il barone Julius de Reuter monopolizzava tutte le attività, dalle ferrovie al tabacco.

Con l'accordo del 2011 il 40% del petrolio esportato in Cina viene pagato in yuan e l'Iran deve spendere il 60-70% di questa cifra importando prodotti cinesi. Teheran in pratica ha perso il controllo di buona parte delle sue importazioni. Non solo: i prodotti cinesi sono di pessima qualità. Pechino esporta in Iran quelle merci che non può vendere nel mondo occidentale perché prodotte con componenti proibite: dalle vernici tossiche all'amianto. Le auto iraniane, con i freni all'amianto, sono diventate inesportabili anche nel Terzo Mondo.

Economia in stallo
L'economia iraniana è sempre meno concorrenziale
, subisce l'afflusso dei prodotti cinesi a buon mercato e lavora male perché ha sempre più difficoltà a importare semilavorati di qualità. La gente è scontenta e si moltiplicano le proteste indette dai sindacati indipendenti. Dopo la rivoluzione del'79 i sindacati furono sciolti e messi sotto la tutela ma nell'ultimo decennio, nonostante la repressione, sono nati diversi sindacati liberi. Con la crisi economica il regime è sempre più preoccupato dalle manifestazioni di insofferenza dei lavoratori.

Sentite cosa dice il generale Nasser Shabani dei Pasdaran: «La minaccia maggiore alla sicurezza oggi proviene dalle possibili proteste innescate dalla crisi economica». Persino ayatollah sono intervenuti per chiedere al regime di contenere i prezzi e la disoccupazione: inutile dire che i religiosi di Qom sono assai inviperiti contro Ahmadinejad i suoi messaggi messianici sul ritorno del 12° Imam.

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