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Questo articolo è stato pubblicato il 09 aprile 2013 alle ore 07:41.
L'ultima modifica è del 09 aprile 2013 alle ore 07:41.
Questo è impossibile oggi all'Italia priva di un governo politicamente legittimato. La nostra situazione è ancora più pesante visti i dati sulla disoccupazione usciti nei giorni scorsi che sono peggiori della media europea anche perché noi abbiamo un tasso di attività e di occupazione più bassi di circa 10 punti. Ciò vuol dire che rispetto alla popolazione in età lavorativa abbiamo meno occupati e più persone che non cercano lavoro. Tra i dati italiani ricordiamo che il totale dei disoccupati è di quasi 3 milioni ai quali vanno aggiunti i cassintegrati (oltre 2 milioni) e gli scoraggiati (quasi 3 milioni) computando i quali si arriva a 8 milioni di persone. Il tasso di disoccupazione è salito dall'8,5% del 2008 a quasi il 12% del 2012 con quella giovanile ben oltre il 35%. Il 2012 è stato per molti versi l'annus horribilis per i lavoratori e le imprese che chiudono e che non riapriranno. Di fronte a questa emergenza sono necessarie varie linee di di azione che richiedono subito un Governo, rispettabile e competente, determinato e durevole. Ricordiamone cinque.
Un'azione va condotta a livello europeo per ricontrattare con la Ue gli obblighi italiani al fine di ottenere una par condicio di politiche fiscali come quelle della Spagna. Inoltre bisogna chiedere alla Bce la predisposizione dell'ombrello OMTs perché il mercato dei nostri titoli di Stato potrebbe improvvisamente peggiorare. Una seconda azione riguarda un recupero della disoccupazione giovanile. Tra disoccupati (600mila) e Neet (1,5 milioni) ci sono più di 2 milioni di giovani. Stiamo buttando non una generazione ma più generazioni considerato che le difficoltà non sono minori per chi ha più di 25 anni. Bisogna inserire queste persone in percorsi formativi , di passaggio tra formazione e lavoro, di lavoro andando oltre le rigidità che le recenti norme hanno aggravato.
Una terza azione riguarda il rilancio degli investimenti ad alto contenuto di tecnoscienza che sarebbe utile in particolare ai giovani laureati e che incentiverebbe gli stessi e i tecnici diplomati (che sono pochi in Italia) a migliori qualificazioni. Colpisce che nel 2012 sono aumentati del 30% gli italiani emigrati (iscritti Aire) e di questi una quota significativa sono i laureati. Per contrastare queste dinamiche bisogna introdurre un credito di imposta del 10% almeno per gli investimenti in ricerca e sviluppo e ridurre i tempi di ammortamento dei beni strumentali ad alta tecnologia e per la ricerca.
Una quarta azione riguarda il Mezzogiorno dove bisogna dare un forte e prolungato nel tempo credito di imposta per gli investimenti innovativi e accentuati benefici fiscali per le imprese che sottoscrivono contratti di rete.
Infine bisogna semplificare la burocrazia delegando una serie di adempimenti, attraverso l'applicazione del principio di sussidiarietà, alle associazioni d'impresa, agli ordini professionali, alle Camere di Commercio. Altrimenti le inefficaci complicazioni normativo-burocratiche soffocheranno l'Italia.
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