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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2014 alle ore 06:45.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 11:54.

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NAPOLI - Bagnoli va a fondo. Adesso sta anche per fallire la Società di Trasformazione urbana Bagnolifutura, partecipata dal Comune di Napoli al 90%. Nei giorni scorsi Fintecna ha presentato al Tribunale fallimentare di Napoli, un'istanza di fallimento, vantando un credito di 59 milioni. Il rischio è che finisca per diventare un'istanza pilota a cui altri creditori sin dai prossimi giorni finiranno per aderire. Sono in allarme anche i lavoratori che già hanno subito il taglio del 40% delle ore di lavoro.

La Stu, a cui l'istanza è stata notificata ieri mattina, si prepara a formulare una proposta di accordo che potrebbe contemplare il coinvolgimento di Fintecna nel recupero dell'area.
Il debito verso Fintecna risale al 2002, quando la società di trasformazione rileva i terreni di Cimimontubi e Mededil per annetterli alla grande area ex Italsider da bonificare e trasformare. Poi passa in capo a Fintecna quando questa rileva le due società creditrici.
La società del Tesoro batte cassa, ma la situazione finanziaria di Bagnolifutura peggiora progressivamente poichè i costi sostenuti sono alti e di contro la Stu – che ha il compito di valorizzare le aree e non anche di costruire e mettere sul mercato – non riesce a vendere i terreni (con tre gare andate deserte). Bagnolifutura rischia di dover essa stessa portare i libri in Tribunale: la sua esposizione (sin dal 2010) ammonta a 290 milioni di cui 59 nei confronti di Fintecna.

Chiuso il bilancio 2012 – grazie, a inizio 2013, al conferimento da parte del Comune di strutture in via di completamento tra cui la Porta del Parco – si riformula un accordo transattivo con i creditori. «Ci eravamo accordati per una moratoria fino a luglio 2014», dice il presidente di Bagnolifutura, Omero Ambrogi. Ma dalla società del Tesoro replicano: «L'accordo riscadenzava il debito, prevedeva la cessione di un credito d'Iva e ammetteva Fintecna pro quota alla vendita delle aree, che peraltro non è piu avvenuta. Lo stesso atto prevedeva che se fosse saltato uno degli impegni assunti, si sarebbe azzerato totalmente». Fintecna attende.
Ma il 3 dicembre 2013 accade qualcosa di nuovo. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, firma un'ordinanza con cui ordina a Fintecna Spa, entro 30 giorni, di presentare il progetto per la rimozione integrale della colmata ai fini della messa in sicurezza dell'arenile di Bagnoli. Fintecna osserva subito di non essere tenuta allo smaltimento della colmata, avendo consegnato i suoli sin dal 2003 all'Autorità portuale. Fintecna ricorre al Tar Campania per chiedere la sospensiva dell'ordinanza. Il Tar rigetta la domanda.

La vertenza con Fintecna è solo l'ultimo colpo che si abbatte sui progetti per Bagnoli. Sulla bonifica è in corso un'inchiesta della magistratura (lunedì l'udienza) che ad aprile 2013 ha sequestrato l'intera area e messo sotto inchiesta 21 persone con l'accusa di aver bonificato troppo poco e male. Non è servito, almeno per ora, il dissequestro della Porta del Parco, poichè resta chiusa. Si è totalmente paralizzato un processo che già andava avanti con estrema lentezza da almeno venti anni. Ora si teme l'assalto degli altri creditori. Nè si può sperare in un intervento salvifico, quando il principale azionista, il Comune di Napoli, è alle prese esso stesso con una disperata situazione finanziaria.

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