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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2014 alle ore 16:58.
L'ultima modifica è del 29 maggio 2014 alle ore 19:08.

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L'ex banchiere Giovanni Berneschi è stato condotto in carcere a Genova nel pomeriggio di giovedì per violazione degli obblighi inerenti gli arresti domiciliari. Due telefonate effettuate ieri dalla moglie sono state fatali. Da quanto si apprende da fonti giudiziarie, nella giornata di ieri la consorte dell'ex banchiere avrebbe utilizzato il telefono per chiamate verso utenza italiana finalizzate a operazioni finanziarie attualmente al vaglio dei magistrati. Le telefonate sarebbero avvenute sotto la dettatura dello stesso Berneschi.

Per questo motivo nel pomeriggio è scattata la perquisizione della Guardia di Finanza nell'abitazione di Berneschi e successivamente è stata disposta la carcerazione per violazione degli obblighi inerenti i domiciliari. L'ex presidente di Carige si trovava ai domiciliari dallo scorso 22 maggio nell'ambito dell'inchiesta che lo vede accusato di truffa aggravata, associazione per delinquere e riciclaggio. Sono scattate anche altre perquisizioni legate all'inchiesta genovese sulla truffa ai danni di Carige Vita Nuova.

L'interrogatorio davanti al Gip
«I soldi investiti in Svizzera erano già nella mia disponibilità, frutto di precedenti investimenti». Lo ha riferito stamani l'ex presidente del Cda di Banca Carige Spa Giovanni Berneschi al Gip Adriana Petri durante l'interrogatorio di garanzia sostenuto dopo l'arresto. Berneschi, secondo quanto appreso in procura, avrebbe riferito della storia delle acquisizioni dei rami assicurativi di Carige, passando poi ad affrontare il tema dei propri investimenti e l'acquisizione dell'hotel Holiday Inn di Lugano.

Il suo difensore, l'avvocato Maurizio Anglesio, ha riferito che sono stati affrontati solo temi relativi alle contestazioni in ordinanza di custodia cautelare. Il procuratore Michele Di Lecce ha sostenuto che all'esito dell'interrogatorio la posizione di Berneschi per la procura è invariata.

Il procuratore Di Lecce sulle talpe «vere o presunte»
Le talpe, se ci sono, non sono a Genova. Lo ha detto ai giornalisti il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce, commentando le indiscrezioni su presunti rapporti sospetti tra magistrati e l'ex presidente di Banca Carige, Giovanni Berneschi, arrestato il 22 maggio scorso nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte truffe ai danni dell'istituto di credito genovese.

«Le talpe, vere o presunte che siano - ha ribadito il procuratore capo - non riguardano la procura di Genova. Se interventi in questo senso ci sono stati riguardano altri uffici giudiziari e sono relativi ad altre indagini. Su questa inchiesta - ha concluso Di Lecce- facciamo indagini da sette mesi senza interferenze di nessuno».

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