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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2010 alle ore 12:22.
La terza dimensione ha conquistato definitivamente il cinema nei mesi passati con film come "Avatar", sta timidamente tentando di entrare nel nostro salotto con televisori 3D, ma dal 14 ottobre scorso ha iniziato il suo debutto anche nello spazio. Due satelliti tedeschi, TerraSAR-X e TandDEM-X, sono infatti stati posizionati in formazione nelle loro orbite definitive attorno alla Terra. Forniranno, da qui al 2014, i dati più precisi mai avuti necessari per ricostruire un modello tridimensionale del suolo del nostro pianeta, con una precisione inimmaginabile fino a poco tempo fa: 2 metri, in più o in meno, di altezza.
Un modello che certo avrà infinite e utilissime applicazioni grazie proprio alla precisione, dalla sicurezza del volo aereo alla determinazione delle zone a maggior rischio sulla Terra per frane o inondazioni. Per avere un'idea del progresso la migliore, e comunque parziale, ricostruzione del suolo terrestre oggi disponibile ha una precisione di 16 metri, 8 volte di più.
I due satelliti volano sopra le nostre teste a 514 chilometri di altezza e alla velocità di 7 chilometri al secondo, uno dal 2007, TerraSAR-X e l'altro dal giugno di quest'anno. Le loro orbite sono piuttosto strane per permettere a questi due "occhi" dotati di radar a microonde, di avere una visione stereoscopica come quella che abbiamo noi grazie al fatto che i nostri, di occhi, sono leggermente distanti uno dall'altro.
Infatti i due satelliti sono ora, dopo mesi di cauto avvicinamento di uno all'altro, su orbite parallele e a 350 metri di distanza e possono iniziare a prendere i primi dati. I due satelliti si "avvitano" nelle loro orbite uno rispetto all'altro disegnando una sorta di elica ma senza mai sovrapporsi. Ad un osservatore che li vedesse , per dire, dalla Luna, potrebbe sembrare come una coppia impegnata in un giro continuo di valzer. In pratica uno dei satelliti lancerà verso terra i propri impulsi radar con un'angolazione tale da permettere all'altro di raccogliere l'eco del segnale che ritorna nello spazio dopo aver colpito il suolo terrestre. Dal tempo di ritardo si potrà capire l'altezza relativa del suolo terrestre: meno ritardo più alto è il punto colpito dall'impulso radar.










