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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2011 alle ore 18:08.

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Cento passi per la legalitàCento passi per la legalità

La cosa è diversa per un libro, che - come tutti i veicoli culturali - può avere una funzione preventiva. Faccio l'esempio di Gomorra di Saviano. Per me leggerlo è stato come rivedere gli atti di molti processi cui ho partecipato da magistrato. Il grande pregio di Saviano è che con quel libro si sono fatti conoscere a un vasto pubblico fatti criminali che altrimenti non sarebbero stati noti. Qualcuno ha denigrato il suo lavoro, dicendo che si mostrava solo il lato negativo di una certa realtà. Ma è soltanto conoscendo il male che puoi educare a prevenirlo.
Luigi Alberto Cannavale, pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha appena pubblicato assieme all'ex poliziotto Giacomo Gensini I milionari (Mondadori, 2011), un romanzo che ricostruisce la storia vera del clan Di Lauro.

DON LUIGI CIOTTI. Educazione alla legalità: preferisco parlare innanzitutto di educazione alla responsabilità.
Per due motivi. Il primo è che la parola legalità oggi è profondamente ambigua. Ci sono troppe leggi che, invece di garantire il bene comune, tutelano i privilegi e gli interessi di singoli o di pochi. Mi chiedo cosa c'entri tutto questo con la legalità. La legalità è un mezzo, non un fine. Il fine deve essere, sempre, la giustizia, anzi la giustizia sociale: non può esserci legalità se prima non c'è uguaglianza, parità dei diritti e doveri. La nostra Costituzione è in tal senso la base irrinunciabile per costruire una vera legalità.
Il secondo motivo è che l'educazione non può passare solo attraverso il rispetto di norme, per quanto giuste e condivisibili. Un giovane, e prima ancora un bambino, devono essere accompagnati a capire il senso del vivere assieme, e quindi il perché di regole che consentono una convivenza rispettosa dei diritti e della libertà di ciascuno. La relazione e la prossimità sono allora i fondamenti della giustizia: non possiamo davvero capire il linguaggio delle leggi se prima non abbiamo imparato quello dei rapporti umani. Si è liberi insieme, non a prescindere dagli altri.
Per questo credo sia importante puntare sulla responsabilità, far capire a un giovane che il modo più alto di realizzarsi è quello di impegnare la propria libertà per un fine più alto dell'io. Fargli capire che "responsabilità" significa vita libera dai calcoli e dalle paure; vita che costruisce la strada dei propri sogni. E che i cambiamenti partono anche dalle piccole cose, dall'impegno quotidiano, dal rifiuto delle scorciatoie e delle semplificazioni, dalla coerenza e dalla fedeltà ai propri ideali.
Poi tutto ciò deve sfociare in cose concrete. I giovani che incontro nelle scuole, che vedo arrivare a migliaia nei campi estivi di formazione sui terreni confiscati alle mafie, che si spendono generosamente per dare una mano in contesti segnati dalla fragilità e dal bisogno, devono essere messi in condizione di concretizzare quelle aspirazioni. Non c'è nulla di più frustrante di uno slancio ideale condannato a restare tale per la mancanza di opportunità. La costruzione di risorse - materiali, sociali e culturali - è la prima delle questioni politiche, e bene ha fatto allora il presidente Napolitano a centrare il suo discorso di fine anno proprio sulla situazione giovanile: il lavoro, lo studio, la possibilità di guardare con fiducia al futuro sono i presupposti della democrazia, quindi anche di una legalità davvero a tutela della dignità di ciascuno di noi.
Luigi Ciotti, sacerdote e giornalista, è uno dei simboli della lotta alla mafia. Nel 1995 ha fondato Libera, organizzazione che coordina oltre 1500 associazioni e gruppi impegnati nella diffusione della cultura della legalità.

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