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Economia Politica economica

La Francia scopre di essere la prossima preda della speculazione. Le ricette Fmi per salvare l'euro

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2010 alle ore 16:27.

PARIGI - Qualcuno la chiama Ze French Connection. È la possibilità, lontana e non più remota, che anche la Francia possa trovarsi nel mirino della speculazione. La settimana scorsa qualche segnale inquietante si è avuto. La paura di un default dell'Ungheria e le voci di nuove perdite della Société Générale sui derivati hanno fatto salire di parecchio gli spread sui contratti CDS dei titoli del Tesoro: venerdi' costava più assicurarsi contro un eventuale default francese che non inglese.


"I bond francesi sono diventati molto meno liquidi, con ampi differenziali tra domanda e offerta. Non è esattamente la reazione che ti aspetteresti su un titolo considerato come un bene rifugio", scrivono su baselinescenario.com gli economisti Peter Boone e Simon Johnson. Lo spread tra i credit default swap della Germania e quelli della Francia è attualmente di circa 40 punti mentre alla fine dell'anno scorso il differenziale non superava i dieci punti.

Per quanto incredibile possa apparire, i mercati hanno cominciato a percepire da tempo le debolezze e la sostenibilità del deficit e del debito pubblico francesi nonostante i recenti annunci sul congelamento triennale della spesa pubblica e la promessa di una riforma delle pensioni entro l'autunno. Si sta profilando una politica d'austerità, ma fino a quando non sarà pronto il documento di programmazione economica e finanziaria, l'incertezza può lasciare spazi di manovra importanti a quanti volessero cominciare a scommettere seriamente contro sul "rischio Francia".

Tripla A a rischio per Parigi. Il debito rappresenta ormai oltre l'80% del Pil mentre il rapporto con il deficit dovrebbe arrivare a fine anno all'8,2% con l'obiettivo di riportarlo al 3% entro il 2013, o al più tardi il 2014, grazie al congelamento della spesa. A preoccupare è soprattutto la dinamica dei conti pubblici. La Francia sperimenta un deficit cronico da circa un trentennio mentre il debito, solo negli ultimi dieci anni, è cresciuto di 5 punti percentuali del pil contro un calo analogo per la media dell'intera zona euro. Jean-Marc Vittori, editorialista di Les Echos, ha scritto che se il governo non correrà subito ai ripari, combinando il congelamento della spesa pubblica con riforme strutturali, allora anche la tripla A di cui gode il debito sovrano della Francia potrebbe essere rimessa in discussione.

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Il Tesoro ne è perfettamente consapevole e si dice da tempo negli ambienti politici ed economici di Parigi che la fretta con la quale si sta lavorando alla riforma delle pensioni, la cui presentazione è prevista prima della fine del mese, è legata proprio al timore, anche qui lontano ma non più remoto, di un declassamento del rating.

La Francia è comunque in buona compagnia. Tutta la zona euro deve rimettere in sesto i propri conti. Dopo una missione in Europa, il Fondo monetario ha pubblicato un'analisi impietosa. Mentre dall'eurogruppo i ministri finanziari tirano un sospiro di sollievo grazie all'euro debole, unica stampella per la crescita anemica dell'area.

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