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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2010 alle ore 19:25.


I ministri finanziari dell'eurozona non sono affatto preoccupati per il deprezzamento dell'euro. Anzi, lo guardano con un certo sollievo. É quanto emerge dalla riunione dell'Eurogruppo in corso a Lussemburgo. Il motivo è semplice: mentre la maggioranza dei governi rafforza il consolidamento dei bilanci pubblici nello stesso momento e nella stessa direzione, l'euro debole rappresenta l'unica 'stampella' extra per alimentare l'attività economica insieme alle "spinte" delle ultime misure per sostenere la crescita. Per ora non si temono fiammate inflazionistiche.


E' stata una sequenza di dichiarazioni tutte dello stesso tono, da quelle del presidente Eurogruppo Jean Claude Juncker al commissario Ue Olli Rehn, al ministro olandese Jan Kees de Jager, al lussemburghese Luc Frieden, al belga Didier Renders.
"Non sono preoccupato per l'euro", ha detto Juncker, spalleggiato subito da Olli Rehn il quale ritiene che vada esercitata la massima attenzione non al livello del cambio ma alla rapidità della sua evoluzione.

Il ministro olandese ritiene importante non affidarsi ai movimenti di breve periodo: "Il tasso di cambio attuale (a 1,191 sul dollaro in chiusura) è più o meno vicino alla media storica e circa a metà del suo livello più basso raggiunto nel 2000" (0,8230).
Secondo Luc Frieden "non va dimenticato che abbiamo conosciuto un periodo durante il quale l'euro valeva meno del dollaro: ciò che conta adesso non sono i movimenti della valuta a breve termine ma i dati fondamentali della zona euro e la stabilità delle finanze pubbliche".
Il ministro belga Didier Reynders ha segnalato che l'euro "ci permette di guadagnare competitività, perché non approfittarne?, Ciò che va evitato sono le fluttuazioni rapide e frequenti".


Il caso ungherese
L'altro argomento della giornata, a parte il 'veicolo speciale' che avrà il via libera questa sera e servirà per il pronto intervento a sostegno di paesi che si trovassero in difficoltà simili a quelle in cui é precipitata la Grecia, è stato il caso ungherese. Tutti, da Juncker al direttore Fmi Strass-Kahn hanno ribadito che non c'é un nuovo caso Grecia. Nessuno, però, ha voluto esprimere nei confronti del nuovo governo ungherese di centro-destra un giudizio politico per avere lanciato sui mercati dichiarazioni allarmistiche che hanno scatenato il panico sui mercati finanziari, dichiarazioni che tutti ritengono ingiustificate e successivamente rettificate dalle autorità di Budapest. Un chiaro caso di dilettantismo politico e di irresponsabilità cui non è seguita una rimostranza pubblica.

Stasera, dopo la riunione dell'Eurogruppo, si riuniscono i 27 ministri dell'economia con il presidente della Ue Van Rompuy per proseguire la discussione sulla 'governance' economica nell'Eurozona e nell'Unione europea. In primo piano la questione delle sanzioni per i paesi che non rispettano le indicazioni e gli impegni europei di finanza pubblica e delle regole per farli rispettare. (AGENZIA RADIOCOR)

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