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Economia Politica economica

Tremonti sui conti pubblici: gli obiettivi per il 2010 saranno centrati, il patto europeo sarà confortevole

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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2010 alle ore 14:15.

«Gli obiettivi 2010 sui conti pubblici saranno assolutamente centrati»: la rassicurazione arriva direttamente dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti parlando a un'audizione sul Dfp, Documento finanza pubblica, dinnanzi alla commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. Tremonti ha poi aggiunto che se «mai ci fosse un cambiamento della regola europea sul debito pubblico sarebbe dal 2016». Proprio oggi il Fmi ha ricordato, però, nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria globale che uno shock alla crescita dell'1% per i paesi avanzati rispetto alle previsioni di base del Fondo monetario per il periodo 2010-2015 potrebbe avere un impatto significativo sul rapporto debito/pil di questi paesi, tra i quali Grecia e Italia.

Il nuovo patto europeo, che entrerà in vigore dal 2016, ha sottolineato Tremonti, sarà «straordinariamente confortevole per l'Italia». «La nostra posizione non è di difesa dell'Italia - ha detto - e se vuoi valutare la sostenibilità di un sistema devi guardare tutto e non solo una parte, quella delle finanze pubbliche». Il ministro parla di "comfort" anche per quanto riguarda le proiezioni sulla spesa per pensioni in Italia: «posso confermare - spiega - che le proiezioni sull'Italia sono assolutamente confortevoli, migliori di molti altri Paesi europei».

Il governo italiano, ha aggiunto il ministro, comincerà a lavorare in questi giorni sui documenti da consegnare all'Europa: lo Stability plan e il National reform program. Per l'Italia è «sufficiente quanto è scritto in termini di Stability plan, la linea dei conti pubblici» e ciò che «deve essere scritta è la linea del national reform program». L'obiettivo è comunque «vararli entro l'anno» e «presentarli tra gennaio e aprile», così «da definire gli orientamenti di politica comuni recepibili dai parlamenti» che poi saranno recepiti dagli Stati membri da «settembre-ottobre nella media».

Il titolare del Tesoro è tornato poi sulla crisi, ribadendo il suo pensiero: non è stata originata dal debito pubblico ma dalla finanza privata. Anche se, ha subito detto, esistono «problemi di debito pubblico e di politiche dei Governi, ma non deve essere questa ossessione del debito pubblico una ragione di assoluzione dalle cause delle crisi che sono radicata nella finanza privata». Per Tremonti comunque sono ancora possibili «scenari avversi in altri Paesi d'Europa, ma non in Italia». Anche perchè, ha rassicurato il ministro, «la dinamica del debito italiano è molto meno infelice di altri Paesi».

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Il ministro dell'Economia ha detto che«dobbiamo investire più che possiamo sulla scuola». Stiamo studiando, ha detto, «un sistema per ricostruire il sistema dell'istruzione, gli edifici, le borse di studio. Tanto per gli scolari, quanto per gli insegnanti». Il ministro ha in mente anche interventi sulla ricerca come, ad esempio, dei «voucher» per consentire la detassazione.

Tremonti ha poi sottolineato che «nessun Paese serio faccia trattati con paradisi fiscali» e che, in base ai dati in possesso al Tesoro, il risparmio per l'eliminazione delle province non supererebbe i «100-200 milioni». È un risparmio simbolico, ha detto.

Parlando invece della prossima finanziaria, che si chiama "legge di stabilita", Tremonti ha assicurato che sarà «esclusivamente tabellare. Recepirà i numeri del decreto di luglio e i dati fondamentali del bilancio in essere». Il ministro ha poi detto che «possiamo chiedere all'Europa deroghe per zone franche, aree a bassa fiscalità, a bassa regolamentazione, eccezioni a regole europee pervasive». La speranza, ha concluso, «di ottenere eccezioni su tutto questo».

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