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Questo articolo è stato pubblicato il 29 settembre 2010 alle ore 13:27.

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Il dollaro debole mette il turbo all'oro e l'euro snobba i timori su Spagna e Irlanda (Afp)Il dollaro debole mette il turbo all'oro e l'euro snobba i timori su Spagna e Irlanda (Afp)

Il mercato valutario snobba i timori sui debiti sovrani dell'Eurozona e continua a puntare sull'euro. La moneta unica ha toccato un nuovo massimo da cinque mesi a questa parte con un picco a quota 1,3636 dollari. Buoni rialzi anche per altre monete considerate rifugio come il franco svizzero che ha fatto segnare un record storico: 0,9735 franchi per un dollaro. Anche lo yen si aggira attorno ai massimi da due settimane sul dollaro a 83,6 mentre l'oro ha toccato un nuovo record a 1.313,20 dollari per oncia a Londra.

Tutti questi movimenti si spiegano soprattutto con la debolezza del dollaro che sconta le difficoltà dell'economia americana. La fiducia dei consumatori è caduta a settembre ai minimi da circa cinque mesi facendo aumentare le probabilità di un intervento sul fronte monetario da parte della Federal Reserve. La Banca centrale nelle scorse settimane lo aveva prospettato. Una nuova immissione di liquidità farà deprimere i corsi della valuta. In questo clima di attesa quindi, il biglietto verde resta debole e si rafforzano di conseguenza le altre principali valute, oltre alle commodities (scambiate in dollari).

«Questo trend non dovrebbe subire eccessive variazioni nel medio periodo» stima Pietro Arricciati, economista valutario di Cfx intermediazioni, convinto che siano più i fondamentali dell'economia, piuttosto che l'instabilità sul fronte dei debiti sovrani, a muovere l'euro nelle prossime settimane.

«Il mercato - spiega - ha mostrato di aver somatizzato i timori sui debiti sovrani nell'Eurozona. Le notizie che muoveranno i cambi sono più quelle che arrivano dagli Stati Uniti. C'è incertezza sullo stato di salute dell'economia americana. Sono tornati a farsi sentire i sentire i timori di deflazione. Tutto ciò ha influito sull'andamento del dollaro e dei titoli di stato americani che hanno visto appiattirsi i rendimenti».

Tutto insomma fa pensare che la Fed adotterà nuove misure di «allentamento quantitativo». Cioè immetterà nuova liquidità in circolo per prevenire una spirale deflattiva e in attesa che questa decisione venga comunicata, il mercato vende dollari.

La debolezza della moneta americana, come accennato, ha anche spinto il prezzo dell'oro ha segnato un picco a 1.314,800 dollari, dopo che già ieri le quotazioni avevano reagito alle fluttuazioni dei cambi. Tutte le materie prime si commerciano in dollari e i deprezzamenti di questa valuta tendono a provocare rapide e speculari movimenti al rialzo sulle «commodities». In più da mesi l'oro è tornato a diventare un «parcheggio» prediletto degli investitori nelle fasi di incertezza dell'azionario.

Come nei giorni scorsi questi rialzi legati ai cambi e alla volatilità delle Borse coinvolgono anche le altre principali materie prime. Sempre oggi l'argento consolida ulteriormente i massimi dagli ultimi 30 anni, salendo a 21,8 dollari. In rialzo anche il platino, a 1.644,6 dollari. Stamattina l'euro ha segnato un nuovo massimo da cinque mesi circa, a 1,3636 dollari, successivamente si modera a 1,3594 mentre le borse europee segnano moderati ribassi.

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