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Questo articolo è stato pubblicato il 18 maggio 2011 alle ore 07:49.

Più che un dispetto, rischia di diventare un favore. Il fatto che il consiglio di amministrazione della Parmalat abbia bollato come non congruo il prezzo di 2,6 euro offerto da Lactalis per l'Opa sul gruppo di Collecchio, difficilmente cambierà le sorti della scalata del gruppo francese. Da un lato questo giudizio del Cda di Parmalat non è sufficiente per rendere l'Opa «ostile». Dall'altro Lactalis non ha alcun obbligo, trattandosi di un'Opa volontaria, di alzare il prezzo. Morale: nulla cambia. E se qualcosa dovesse cambiare, sarebbe a favore dei francesi. Se pochi investitori decidessero di aderire all'Offerta, allineandosi al giudizio sul prezzo espresso dal Cda della Parmalat, Lactalis potrebbe infatti vincere doppiamente: manterrebbe la botte piena (il controllo di Parmalat che già ha) e la moglie ubriaca (non dovrà spendere ulteriori denari).

La partita si gioca tutta tra le regole stabilite dal Testo Unico della Finanza. Il punto di partenza è questo: Lactalis ha lanciato un'Opa «volontaria». Questo significa che non è stata obbligata a comprare tutte le azioni di Parmalat, dato che non ha mai superato il 30% del capitale di Parmalat. Se avesse oltrepassato quella soglia, sarebbe stata costretta a lanciare un'Opa sul gruppo di Collecchio. Ma dato che non l'ha mai varcata, non ha mai avuto alcun obbligo. E questo punto di partenza è cruciale per capire se il prezzo offerto (2,6 euro) sia o meno congruo: se l'Opa fosse stata «obbligatoria», Lactalis avrebbe dovuto pagare il prezzo più elevato degli ultimi 12 mesi (cioè 2,8 euro per azione), ma dato che l'Opa è «volontaria» questo obbligo non c'è. Punto.

La decisione del Cda della Parmalat di considerare non congruo il prezzo, dunque, non ha alcun valore vincolante. Del resto la stessa decisione del Cda di Parmalat non è sufficiente per considerare l'Opa dei francesi come «ostile»: il consiglio di amministrazione di Collecchio, infatti, non ha chiesto all'assemblea dei soci di erigere barriere contro la scalata francese. Sarà il mercato a stabilire se il prezzo di 2,6 euro sia giusto oppure no: solo al termine del periodo di Opa, quando si farà la conta delle adesioni, si conoscerà il verdetto.

L'Opa di Lactalis è vincolata al raggiungimento della soglia minima del 55%. Se alla fine dell'operazione non avesse sufficienti azioni per raggiungere quella soglia, Lactalis avrebbe due opzioni: non comprare neppure un'azione e restare al 29% del capitale di Parmalat, oppure accettare le azioni che le vengono consegnate e chiudere la partita così. In ogni caso la morale della favola sarebbe la stessa: Lactalis controllerebbe comunque la Parmalat.

L'unica differenza starebbe nella modalità di controllo. Se l'Opa superasse il 55% (basterebbe il 50% più un'azione), Lactalis controllerebbe Parmalat con una maggioranza di diritto. Se l'Opa si fermasse sotto il 50% più uno, ma superasse comunque la soglia del 30%, Lactalis controllerebbe comunque la Parmalat senza rischi di scalate ostili. Il problema, in tal caso, è che Lactalis potrebbe arrotondare la sua partecipazione solo del 5% l'anno, altrimenti – se in 12 mesi comprasse più del 5% – sarebbe costretta a lanciare un'altra Opa, questa volta obbligatoria. Nell'ultimo caso, se le adesioni all'Offerta fossero insufficienti e Lactalis decidesse di restare al 29%, sarebbero comunque i francesi a controllare di fatto la Parmalat. Insomma: la frittata si può girare, ma sempre di frittata si tratta. (My.L.)

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