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Questo articolo è stato pubblicato il 17 maggio 2011 alle ore 16:37.

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Per il cda di Parmalat il prezzo dell'Opa Lactalis «non è congruo»Per il cda di Parmalat il prezzo dell'Opa Lactalis «non è congruo»

Il consiglio d'amministrazione di Parmalat ha ritenuto «non congruo» il prezzo dell'Opa di Lactalis pari a 2,6 euro per azione. Lo ha riferito un consigliere uscendo dal board, durato circa due ore e mezza. La notizia è stata successivamente confermata da una nota ufficiale della società. Secondo il cda il prezzo dell'Opa di Lactalis pari a 2,6 euro per azione non rappresenta «il valore del capitale economico di Parmalat nel contesto di un'operazione di presa di controllo». Il consiglio di amministrazione di Parmalat - si legge nel comunicato - «ha esaminato il documento d'offerta di Sofil (il veicolo societario attraverso cui avverrà l'operazione ndr.) e, anche considerata l'analisi svolta dall'advisor finanziario Goldman Sachs International, ha ritenuto che il corrispettivo offerto non rappresenti il valore del capitale economico di Parmalat nel contesto di un'operazione di presa di controllo». Il board, secondo quanto si apprende, non ha però fornito nessuna indicazione sul prezzo dell'offerta.

«Il prospettato consolidamento (di Parmalat con Lactalis, ndr) potrebbe comportare un indebolimento del gruppo», sostiene inoltre - secondo quanto risulta all'agenzia Radiocor - il Cda della Parmalat nel documento approvato oggi dal consiglio stesso e che sarà inviato alla Consob.
L'analisi sull'Opa di Lactalis approvata oggi dal cda di Collecchio mette in guardia sulla capacità di generazione di cassa del gruppo italiano che potrebbe conportare difficoltà su investimenti industriali, remunerazione degli azionisti, capacità di rimborso dell'indebitamento e ulteriori sviluppi per linee esterne.

Parmalat e Lactalis - è l'analisi industriale del cda - sono complementari sotto il profilo geografico, possono complessivamente realizzare sinergie negli acquisti mentre sotto il profilo della produzione i vantaggi dell'integrazione sono piuttosto limitati. In primo luogo, la complementarietà sui mercati è resa evidente dal fatto che l'unico Paese in cui entrambi i gruppi sono presenti in modo rilevante è l'Italia anche se con segmenti di prodotto diverso, modeste invece sono le sovrapposizioni su Russia, Portogallo e Australia.

Secondo il cda, le limitate sinergie nella produzione e il concentrarsi del gruppo su mercati maturi e prodotti con bassa marginalità potrebbe rappresentare un rischio per Parmalat. Si tratta di un testo che rappresenta una bozza di lavoro su cui il gruppo di Collecchio e l'Authority potrebbero ancora intervenire prima della stesura definitiva, ma da cui emergono le ragioni che hanno spinto il cda a bocciare l'offerta.

Uno dei nodi su cui si concentra il ragionamento del cda riguada il prospettato consolidamento delle attività del latte confezionato detenute da Lactalis in Francia e Spagna. L'operazione - secondo il board della società di Collecchio - aumenterebbe la presenza del gruppo italiano in mercati già maturi restando invece marginale nel Paesi emergenti. Il portafoglio di prodotti, inoltre, si sbilancerebbe maggiormente nelle categorie del latte pastorizzato e a lunga conservazione dove sono forti le marche private che, praticando prezzi inferiori, metterebbero sotto pressione la competitività.

Il progetto di Lactalis per Parmalat, invece, non prevede la penetrazione in segmenti a più alto valore aggiunto - secondo il board - come ad esempio integratori alimentari e nutrizione medicale e per i bambini. A mitigare questi e altri fattori negativi, il cda riconosce comunque che l'integrazione potrebbe favorire l'ottimizzazione e la condivisione di alcune piattaforme produttive, l'allargamento della distribuzione dei marchi e dei prodotti in Europa e lo sviluppo dei prodotti per i bambini.

Il super gruppo francese guidato dalla famiglia Besnier, che da mesi sta tentando la scalata a Parmalat, ha lanciato l'Opa da 2,6 euro per azione lo scorso 26 aprile. L'operazione ha recentemente avuto il via libera dalla Consob. La scalata comunque ha avuto da subito l'opposizione degli azionisti italiani, nonché del governo stesso. L'esecutivo Berlusconi ha varato un decreto antiscalata per favorire la costituzione di una cordata alternativa ai francesi, che però non si è concretizzata. Anche la magistratura ha aperto un'indagine sulle operazioni che hanno portato i francesi a diventare i primi azionisti. La procura di Milano ha ipotizzato i reati di insider trading e aggiotaggio.

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