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Questo articolo è stato pubblicato il 19 maggio 2011 alle ore 07:45.

MILANO. Il pm Eugenio Fusco, titolare dell'inchiesta della procura milanese sul presunto insider trading nell'ambito dell'operazione Lactalis-Parmalat, ha già pianificato un fitto calendario di audizioni. I testimoni chiamati a «sit», come in gergo vengono definite le «sommarie informazioni testimoniali», saranno ben di più dei cinque già ascoltati dall'inizio della settimana in corso e verranno sentiti al ritmo di due al giorno alla presenza dei militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf, delegato a seguire le indagini.

Tra i testi convocati ci sono anche funzionari dei tre fondi esteri Skagen, Mackenzie e Zenith, da cui Lactalis ha acquisito il 15,3% delle azioni di Parmalat, la quota determinante per fare conquistare ai francesi il controllo del gruppo di Collecchio. Oltre a loro verranno sentiti manager di più livelli gerarchici delle altre entità a vario titolo coinvolte nell'operazione: a cominciare da quadri e dirigenti di Société Générale, Intesa Sanpaolo e Lazard Italia, le tre banche che risultano indagate per le responsabilità penali delle persone giuridiche (legge 231 del 2001).
Sotto inchiesta anche quattro persone fisiche: Fabio Canè, braccio destro di Gaetano Micciché in Intesa Sanpaolo, Carlo Salvatori, presidente di Lazard Italia, Patrizia Micucci di SocGen (nonché moglie di Canè) e Massimo Rossi, il manager indicato dai tre fondi stranieri come la possibile alternativa a Enrico Bondi e, dunque, candidato all'assemblea dei soci in origine prevista per il 14 aprile scorso. Ed è proprio da un esposto depositato in procura da Enrico Bondi che è nata l'indagine milanese.

L'obiettivo dei pm è chiarire se, tra il 18 e il 22 marzo, i due coniugi – Canè, responsabile dei progetti speciali e del private equity della divisione corporate and investment banking di Intesa Sanpaolo, e Micucci, capo per l'Italia della divisione coverage and investment banking di SocGen – in violazione della normativa sull'insider trading, si siano effettivamente scambiati informazioni privilegiate. Facendo in modo che tra le mura domestiche, venissero abbattuti i muri cinesi che impongono (o imporrebbero) il riserbo che va mantenuto su business ad alta sensibilità borsistica.

Avrebbe davvero senso, dunque, in questo caso parlare di «muro contro muro». Nella fattispecie i due coniugi, secondo l'accusa, avrebbero potuto agire in modo tale da influenzare il prezzo dell'offerta di Lactalis sulla Parmalat.

In particolare – si legge nel decreto che ha consentito, l'11 maggio scorso, le perquisizioni effettuate dalla Gdf a Intesa, Lazard e SocGen – Canè avrebbe avuto la disponibilità di informazioni «sul prezzo che avrebbe offerto Intesa Sanpaolo per l'acquisto del 15,3% del capitale di Parmalat dai fondi esteri, le comunicava, al di fuori del normale esercizio della sua funzione, a Patrizia Micucci (...) con ciò permettendo a Lactalis di offrire un prezzo di poco superiore a quello di Intesa Sanpaolo». Tra le ipotesi di reato contestate agli altri indagati, poi, c'è anche l'aggiotaggio informativo.

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