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Questo articolo è stato pubblicato il 10 luglio 2011 alle ore 20:40.

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NEW YORK – Si torna al piano Biden, al piano messo a punto dal vicepresidente americano con l'opposizione, dopo settimane di trattative con Eric Cantor, il numero due del del partito repubblicano alla Camera: non piu' riduzioni del disavanzo pubblico per 4.000 miliardi in dieci anni, ma un obiettivo piu' realistico e realizzabile senza toccare i tabu' ideologici che vedono contrapposti i due partiti, aumenti delle tasse e tagli drastici alla spesa statale e sociale. La notizia l'ha data John Boehner in persona: "Nonostante negoziati in buona fede ci siamo resi conto che la Casa Bianca non accettera' altri tagli di spesa senza avere in contropartita un aumento delle tasse... in questa situazione e' meglio tornare a un accordo minore che ci consetira' di ridurre il disavanzo in misura maggiore di quanto necessario per aumentare il tetto sul debito" ha detto il Presidente della Camera. A questo ha subito risposto il capo delle comunicazioni della Casa Bianca Dan Pfeiffer:" Abbiamo fatto enormi progressi...dobbiamo continuare a negoziare, il Presidente cerchera'di nuovo di convincere la leadership repubblicana che un accordo e' possibile, basta combattere contro il cinismo che tiene fermi alla soluzione piu' facile, quella dello status quo".

Sia Obama che Boenher sanno pero' che dietro la retorica c'e' il realismo del confronto con una base repubblicana che respinge ogni accordo. C'e' la pressione dei candidati repubblicani che vogliono che la questione delle tasse resti un cavallo di battaglie elettorale e c'e' la base democratica che punta allo stesso obiettivo: un confronto per le elezioni del novembre 2012 su queste due tematiche, tagli ed aumenti delle tasse per i piu' ricchi. Fonti autorevoli hanno anticipato a il Sole 24 Ore che Boehner ha cercto fino all'ultimo di conivncere la sua base a seguirlo su un accordo piu' ambizioso, con alcune concessioni sul piano fiscale. Si e' arrivati vicini a un accordo per una riforma complessiva del sistema fiscale che avrebbe portato a risparmi fino a 1.000 miliardi di dollari senza necessariamente toccare le aliquote ( in scadenza peraltro solo nel dicembre 2012). Obama sarebbe stato d'accordo. Ma Boehner non ha trovato una base pronta a seguirlo. L'accordo per la riforma veniva visto come un cavallo di Troia democratico per aumentare i carichi fiscali dello stato in modo indiretto:"Da qualunque parte la si osservi, una riforma si traduce in aumento delle entrate per mille miliardi di dollari vuole dire che aumenteranno le tasse..."ha osservato Cantor. Molti deputati, soprattutto quelli dei Tea Parties, temono che l'accettare un compromesso sulle tasse si sarebbe tradotto in una sconfitta politica nei loro collegi nel novembre del 2012 per non aver mantenuto le solenni promesse antistataliste.

A meno di sorprese notturne si fa dunque un punto e a capo. Si torna allo scenario che da sempre era sembrato il piu' probabile, quello di un accordo parziale, attorno ai duemila miliardi di dollari di tagli, per poter aumentare della stessa cifra il tetto sul debito americano ed evitare il default degli Stati Uniti d'America. L'intesa potrebbe essere corredata da un accordo quadro che include obiettivi di tagli fino a 4.000 miliardi di dollari. Si rimandera' tuttavia a dopo le elezioni del novembre del 2012 il negoziato sugli strumenti da usare: solo tagli di spesa? O anche aumenti delle tasse? La risposta verra' dal popolo americano e dalle urne elettorali. A questo punto l'alternativa fra l'aumento di tasse solo per i piu' ricchi o soltanto tagli di spesa sociale diventera' l'argomento centrale di ogni campagna elettorale. Ed Obama e' convinto che gli americani lo seguiranno. Poi, dopo le elezioni di novembre si produrra' un intenso negoziato simile a quello che si e' avuto l'anno scorso per chiedere al Parlamento uscente di ratificare l'accordo quadro. Nel frattempo, il pericolo di un default americano e' scongiurato. Si aumentera' il tetto sul debito. E se ne riparlera' nel 2012.

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