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Questo articolo è stato pubblicato il 26 luglio 2011 alle ore 08:33.

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Come sfruttare il rally del lingottoCome sfruttare il rally del lingotto

«L'oro non è tutto, c'è anche il platino». La battuta di Paperon de Paperoni, noto riccastro del mondo di Walt Disney, sembra oggi un po' fuori luogo. Il metallo giallo, ieri, ha aggiornato l'ennesimo record al rialzo: 1.613,5 dollari l'oncia al fixing pomeridiano di Londra, dopo aver toccato i 1.618,5 in quello mattutino. L'indizio insomma che, in questo periodo, risparmiatori e investitori sono soprattutto in caccia dei preziosi lingotti. Tanto che il signor Rossi si domanda: vale la pena investire una quota dei propri risparmi in oro?

Bolla o non bolla
La risposta presuppone una considerazione. Le quotazioni della commodity hanno già corso molto: da inizio anno sono salite del 16,6% (l'8% in euro); da gennaio 2010 il balzo è stato addirittura del 47 per cento. Un rally che nasconde una bolla? Gli esperti, su questo punto, sono divisi. Da una parte c'è chi, citando Mark Faber, ricorda: «Quando anche al bar, come succede adesso per l'oro, si parla di un asset finanziario, è meglio preoccuparsi». Il rischio di vedere le quotazioni sgonfiarsi potrebbe essere dietro l'angolo. Dall'altra, i più numerosi, sostengono invece che la corsa proseguirà: «l'impostazione di fondo è al rialzo», dice Pio De Gregorio, strategist di Centrobanca. Diversi gli elementi a sostegno della tesi. In primis la domanda fisica. Le banche centrali, per esempio, sono diventate acquirenti netti. Un esempio? L'istituto centrale del Messico, nel secondo trimestre 2011, ha aumentato le proprie riserve di 100 tonnellate. «L'oro fisico rilasciato al Shangai Gold Exchange - scrive il World gold council - è oltre le 205 tonnellate: un rialzo del 14,6% rispetto al secondo quarter del 2010». Insomma, c'è fame d'oro. Lo stesso Governo di Pechino, primo produttore mondiale della commodity, ha dato il via libera all'apertura di conti correnti garantiti da lingotti. Una mossa, in ottica anche anti-inflazione, che giocoforza spinge le quotazioni del metallo prezioso.

Al di là degli acquisti delle grandi istituzioni finanziarie, o di quelli "coordinati" dallo Stato (cui si sommano il tradizionale business dell'industria - 113,8 milioni di tonnellate nel primo trimestre 2011 - e della gioielleria - 576 milioni -), ha poi sempre più importanza la richiesta di lingotti come riserva di valore. Cioè, nei fatti, una riserva di "sicurezza" dove poter parcheggiare i propri risparmi. «Da un lato - ricorda De Gregorio -, è il timore per l'aggravarsi della crisi: l'incertezza che l'accordo sulla Grecia non sia sufficiente, unito allo spauracchio del downgrade sul debito Usa», induce gli investitori, e l'enorme liquidità ancora in giro, a scommettere sul bene rifugio; dall'altro, è la paura di una possibile ripartenza dell'inflazione da shock esogeno (non certo per una domanda aggregata in Occidente che resta debole) che spinge a mettersi al riparo sul "metallo giallo".

Gli strumenti per investire
All'interno di quest'impostazione «può aver senso - dice De Gregorio - guardare all'oro». Sempre, però, avendo ben chiaro la necessità di diversificare il proprio portafoglio. Una delle strade possibili è l'acquisto di metallo fisico. «È un'operazione - sottolinea Roberto Binetti, ceo di Confinvest - da realizzare con prudenza. L'acquisizione di lingotti, da 5 fino a 1.000 grammi, deve avvenire solo attraverso soggetti autorizzati da Bankitalia. Inoltre, al momento della compravendita deve essere rilasciata fattura in esenzione di Iva». Bisogna, peraltro, fare attenzione che un lingotto da 1.000 grammi (alle quotazioni di ieri) vale circa 36mila 200 dollari. Si tratta, cioè, di un investimento impegnativo. «Oltre ai lingotti, però - ricorda Binetti -, ci sono anche le monete. Per esempio, le sterline d'oro. Un'attività, in media, meno onerosa».

L'altra via per guardare all'oro è quella degli Etc (vedi l'analisi nel box a fianco in pagina); senza dimenticare anche la strada (indiretta) di investire sulle società che estraggono il prezioso metallo. Il quale, val la pena ricordare, sarà pur salito ma, epurato dall'effetto inflattivo, è ancora sotto il record del 1980. Lo spazio per correre c'è, insomma. Anche se i vuoti d'aria sono sempre dietro l'angolo.

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