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Questo articolo è stato pubblicato il 17 agosto 2011 alle ore 08:01.

«Il male dell'Italia è l'elevato debito pubblico, ormai arrivato al 120% del Pil. Eppure la manovra del Governo non va a curare quel male: mira ad azzerare il deficit, ma nulla dice sul debito pubblico. Così facendo il malato-Italia non guarisce veramente: per questo i grandi investitori internazionali sono ancora scettici sulle nuove misure varate dal Governo».

Roberto Bogoni, fondatore della società londinese di gestione di hedge fund Libra Equity, parla un po' a nome suo e un po' a nome di vari hedge fund americani e svizzeri. Dopo averne contattati diversi e avere ragionato con loro sugli effetti della maxi-manovra italiana, ha deciso di condividere con «Il Sole 24 Ore» le perplessità sue e di molti investitori internazionali.

L'Italia - è il succo del loro pensiero - è finita nella bufera finanziaria per colpa del suo gigantesco debito pubblico. Perché, dunque, ora la manovra è concentrata solo sul deficit? È come curare la mano, quando a far male è il piede. Il suo ragionamento potrebbe sembrare duro e cinico. Di fatto sembra quasi scambiare l'Italia (un Paese) per un'azienda. Ma dato che in questa situazione ci hanno messo i mercati, è utile sapere cosa i mercati pensano: può sembrare ingiusto che siano investitori americani a determinare la politica italiana, ma volenti o nolenti questa è già la realtà.

Il Governo sta facendo una manovra veramente dura, come chiesto dai mercati e dalla Bce, e non va ancora bene? Gli hedge fund sono veramente insaziabili: dietro queste manovre c'è una popolazione, non solo numeri.
La manovra va bene, ridurre e azzerare il deficit è giusto. Ovvio. Ma l'Italia deve sapere che non è questo che preoccupa i mercati: i grandi investitori hanno paura per l'elevato debito pubblico. Per anni l'Italia ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, creando una montagna di debito: cosa aspetta a risolvere questo problema? Lo vuole passare ai figli?

Ma la manovra del Governo va comunque a correggere i conti pubblici. Facciamo un passo alla volta, cosa volete di più?
Vorremo che il Governo agisse in maniera attiva per risolvere i problemi. Per ora sta solo facendo ciò che gli viene chiesto, reagendo in maniera passiva alle richieste della Bce: sarebbe invece più apprezzato se facesse qualcosa in più, se fosse più attivo.

E fare cosa?
Per prima cosa dovrebbe imporsi un obiettivo sul debito pubblico. Poi dovrebbe mettere in piedi le misure necessarie per raggiungerlo. Per portare il rapporto tra debito e Pil a un livello accettabile, sotto il 100% e vicino al 90% francese, servirebbero circa 300 miliardi di euro. Ebbene: il Governo li trovi. Lo faccia e basta: a quel punto i grandi fondi internazionali torneranno a investire in Italia con grande fiducia, perché capirebbero che il Governo non è passivo ma attivo.

Una parola: 300 miliardi sono una cifra troppo grande da trovare subito. Certe cose devono essere graduali, altrimenti si colpisce una popolazione intera.
Ci sono mille modi: realizzando privatizzazioni, tagliando veramente la spesa pubblica, creando nuove tasse. Per esempio la tanto citata patrimoniale, oppure ripristinando la tassa sull'eredità. Agli investitori interessa poco come ci si arriva: interessa l'obiettivo.

Si rende conto che una cosa del genere darebbe il colpo finale all'economia, portandola in recessione? È questo che vuole il mercato?
Questo è il problema, è vero. Ma il rischio della recessione si potrebbe evitare se lo sforzo fosse fatto insieme all'Europa: questo cambierebbe tutto. Se l'Italia facesse più di quello che gli viene chiesto dalla Bce, con un atteggiamento attivo e non passivo, allora avrebbe tutto il diritto di andare in Europa e chiedere un sostegno ulteriore.

E cosa potrebbe fare l'Europa?
Per esempio il tanto citato eurobond.

Se ne parla da mesi. Ancora ieri, nel vertice franco-tedesco, il dibattito su questa ipotesi è arrivato a un binario morto.
Certo, perché l'Italia non può andare in Europa e chiedere soltanto aiuto. Deve far vedere che uno sforzo lo fa anche lei. Ripeto: se andasse a Bruxelles con un pacchetto di misure molto superiore rispetto a quanto chiesto dalla Bce, allora potrebbe ottenere qualcosa in cambio. Avrebbe voce in capitolo sull'eurobond. Così, sommando lo sforzo italiano e l'aiuto europeo, il debito pubblico si potrebbe veramente ridurre significativamente. Questo ridarebbe fiducia ai mercati, che altrimenti continueranno a mordere come cani rabbiosi.

Ammette dunque che è la speculazione a mordere?
No, non è la speculazione ad avere aggredito l'Italia: è la paura. La scarsa fiducia. È la consapevolezza che l'Italia non vuole mai risolvere i problemi strutturali. È vero che i mercati non dovrebbero dettare l'agenda politica, ma in questa situazione ci si è messa l'Italia con il suo debito da 1.900 miliardi di euro: non è coerente chiedere in prestito agli investitori 250 miliardi l'anno attraverso l'emissione di titoli di Stato e poi lamentarsi quando il mercato 'vota' contro le decisioni politiche. È questo che bisogna cambiare: il Governo deve far vedere che questa volta vuole veramente prendere il toro per le corna. Vedrà che poi gli investitori torneranno. È ora che l'Italia torni padrona del proprio destino...

m.longo@ilsole24ore.com

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