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Questo articolo è stato pubblicato il 17 ottobre 2011 alle ore 16:49.

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Dexia torna a sprofondare in Borsa, accusando un meno 16,7% a 0,578 euro 5 per cento nel pomeriggio mentre nuovi timori si sono creati su un possibile dissesto di uno dei suoi maggiori azionisti: la Holding Communal Sa belga. Si tratta di un veicolo (braccio finanziario) che rappresenta diversi enti locali del paese e che controlla circa un 14 per cento del capitale della banca.

Verso la liquidazione giudiziaria
Questa mattina Holding Communal, come si legge nel sito, ha convocato «alle ore 10 un cda per prendere atto, in mancanza di decisioni positive dei governi e in presenza di tutte le condizioni legali, dello stato di insolvenza». Secondo l'edizione online di «La Libre Belgique» il cda ha presoatto che non c'erano le condizioni per il fallimento ed ha convocato una assemblea straordinaria degli azionisti il prossimo 7 dicembre per decidere la messa in liquidazione volontaria della società, soluzione auspicata dal governo federale e dalle regioni. Le autorità coinvolte dovranno quindi fornire la liquidità necessaria per far fronte alle scadenze fino alla fine del 2011 e quantificata in un massimo di 194 milioni di euro.

Dexia era già crollata in Borsa nelle scorse settimane, a causa dei timori sulla sua esposizione ai titoli di Stato a rischio nell'area euro. Sul gruppo franco olandese è stato già deciso uno spezzatino che verrà seguito da cessioni, con una nazionalizzazione delle attività in Belgio. Ma secondo un portale di finanza locale questo non metterebbe la holding al riparo da un fallimento.

Oggi la Commissione europea ha dato via libera con riserva alla nazionalizzazione di Dexia Bank Belgium, precisando che l'operazione «è stata necessaria» per preservare la stabilità del sistema finanziario ma che al momento non è in grado di valutare se l'operazione - costata quattro miliardi di euro - sia in linea con le norme Ue sugli aiuti pubblici.

La Commissione ha quindi annunciato l'avvio di un'approfondita indagine per verificare se il prezzo pagato contiene aiuti di Stato e se, in questo caso, possa essere ritenuto compatibile con le norme Ue sulla ristrutturazione bancaria. I belgi hanno sei mesi di tempo per presentare un nuovo piano di ristrutturazione.

Dexia ha già beneficiato nel periodo 2008-2009 di sostanziali sostegni pubblici da parte di Francia, Belgio e Lussemburgo sotto forma di ricapitalizzazione e garanzie. Iniziative a cui Bruxelles ha dato via libera nel febbraio del 2010 alla luce di un piano di ristrutturazione che si sarebbe dovuto concludere entro la fine del 2014.

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