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Questo articolo è stato pubblicato il 02 novembre 2011 alle ore 08:09.

ROMA. Hanno venduto gli stranieri, hanno preferito incassare la perdita e chiudere la posizione in BTp per evitare di esporsi ulteriormente all'Eurozona periferica dove i rischi non sono più quantificabili. Ha iniziato a disinvestire quell'operatore estero con attività finanziarie importanti in Italia, che non può più permettersi l'alto costo degli impegni di sostegno delle aste italiane. Ed è corsa voce che qualche fondo e banca di media dimensione italiani abbiano infine alleggerito l'esposizione al rischio-Italia, per mancanza di liquidità. Non hanno venduto le banche centrali extra-comunitarie, come quelle di Cina, Russia, India, Perù che stando alle stime degli addetti ai lavori conservano in portafoglio una quota tra il 15% e il 20% dei titoli di Stato italiani in circolazione.

Controcorrente, ha acquistato i BTp l'Eurosistema, le banche centrali dei 17 Stati della zona dell'euro, recependo le direttive impartite dai quartieri generali della Banca centrale europea. Stando a fonti bene informate, anche ieri - come era già accaduto lunedì 31 ottobre - la Bce avrebbe acquistato sul secondario 4 miliardi di euro in titoli italiani e spagnoli, soprattutto BTp: tornando ai livelli giornalieri che si erano visti solo nelle prime due settimane di intervento a sostegno di Italia e Spagna, che a partire dall'8 agosto a ieri ha accumulato posizioni attorno ai 110 miliardi. I traders hanno iniziato a registrare da qualche giorno acquisti Bce anche sulla parte corta della curva dei rendimenti, sulle scadenze tra 2 e 5 anni, quelle più colpite in questi giorni dalle vendite, quelle che hanno visto volare lo spread a quota 500 punti.

Ma per gli operatori, la Bce potrebbe fare di più. Potrebbe decidere di imporre i suoi prezzi e quindi imprimere una discesa dei rendimenti sui titoli di Stato italiani: quello che finora non è accaduto. Gli acquisti di Eurotower stanno assecondando le vendite, in gergo «non fanno bid», si limitano ad assorbire i flussi dei disinvestimenti sull'Italia. «Non sono aggressivi nei prezzi». E infatti, nonostante la maggior parte dei 110 miliardi di acquisti si sia concentrata sui titoli italiani, i rendimenti dei BTp da questa estate hanno continuato a salire, sfondando soglie, scavalcando barriere, segnando record, svettando su cime senza precedenti. «Quando la Bce è entrata sui BTp, ho comprato anch'io i titoli italiani puntando sul rialzo dei prezzi e sul restringimento dello spread contro Bund - ha ammesso il responsabile del desk Italia di un grande fondo d'investimento estero -. Ma nell'arco di pochi giorni la mia posizione era in perdita e se avessi ripetuto questa operazione avrei perso un'enormità. Così sono rimasto alla finestra».

L'arrivo di Mario Draghi alla guida della Bce è atteso da quei traders che sperano in un chiarimento sul tipo di strategia perseguita dall'Eurosistema nel Securities markets programme, perché finora «non è trapelata alcuna strategia, alcun disegno». Il mercato non ha perso la speranza di una Bce più aggressiva per domare i rendimenti dei BTp: sui titoli di Stato non acquistati da Eurotower, che sono i BTp a 15 e 30 anni, i CcT e i BTp indicizzati all'inflazione, l'assenza degli acquisti Bce viene quantificata in un extra-spread tra i 50 e i 100 centesimi.

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