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Questo articolo è stato pubblicato il 24 novembre 2011 alle ore 06:42.

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TORINO
«Benino». In questo modo è solito rispondere Angelo Benessia a chi gli chiede come va. Anche ieri diceva così, a pochi minuti dalla notizia che a prendere il posto di Corrado Passera sarebbe stato con ogni probabilità Enrico Cucchiani.
E questa volta forse non è un caso. La Compagnia di San Paolo puntava su Marco Morelli, non è un mistero, e su quella candidatura il suo presidente si era speso molto nel corso delle ultime ore, provando a compattare il fronte delle fondazioni. È in quest'ottica, quindi, che la nomina di Cucchiani suona come una sconfitta per il presidente della Compagnia, al quale c'è chi continua a rinfacciare l'incapacità di far valere fino in fondo quel 9,8% di Intesa che fa di corso Vittorio Emanuele il primo azionista della banca. Benessia negli ultimi giorni ha ricordato più volte a chi gli sta vicino che la nomina dell'amministratore delegato non è "in quota" a Torino, dunque in ballo c'era un punto extra più che la rivendicazione di un diritto già acquisito, ma dopo aver sponsorizzato l'attuale direttore generale vicario il quadro è cambiato, e con esso lo spartiacque tra vincitori e vinti.
A Torino ora c'è chi accusa l'avvocato di aver ecceduto nel pressing su Bazoli, finendo per connotare troppo dal punto di vista territoriale una candidatura, quella di Morelli, che comunque aveva delle discrete chance di successo, e a conferma del suo malumore ieri sera è anche circolata la voce – smentita dallo stesso Benessia a Il Sole 24 Ore – secondo cui da Torino si stesse tentando di rinviare la decisione del consiglio di sorveglianza, prevista per oggi.
«Ho fiducia nel professor Bazoli», ha detto ieri sera suor Giuliana Galli, vicepresidente della Compagnia di San Paolo, e oggi la fondazione torinese aderirà al comunicato congiunto con cui le fondazioni – una volta formalizzata la nomina di Cucchiani – esprimeranno l'apprezzamento per la scelta fatta dal vertice della banca.
«Rispetto a Passera, Cucchiani è una figura decisamente meno Milano-centrica», ragionava ieri sera una persona molto vicina al presidente della Compagnia, facendo notare che con il nuovo assetto ci dovrebbe essere più spazio per tutti gli azionisti, Compagnia compresa. Ma con questa tornata di nomine la ferita che si era aperta due anni fa, quando l'ente non era riuscito a costruire il consenso necessario intorno a Domenico Siniscalco per portarlo alla presidenza del consiglio di gestione, si è di fatto riaperta, e a questo punto per Angelo Benessia, in scadenza tra cinque mesi, non sarà facile conquistarsi la riconferma.
E pensare che ieri mattina l'avvocato aveva ottenuto un risultato importante. Durante la seduta del consiglio generale, convocata alle 10,30 a villa Abegg, era riuscito a contenere le pressioni di alcuni consiglieri sulla modifica dello statuto della fondazione: al parlamentino dell'ente è stata presentata una bozza che prevede l'allargamento dello stesso consiglio da 21 a 23 componenti, attribuendo un posto in più al sistema camerale e un altro, a turno, a Comune, Provincia di Torino e Regione Piemonte. Il tema era delicato, perché cambiare i rapporti di forze dentro al consiglio generale significa modificare il potere dei diversi enti di incidere sulla scelta del presidente, ma all'unanimità il consiglio ha deciso di sospendere la discussione. Eventuali modifiche verranno esaminate e votate durante il prossimo mandato, proprio a partire da questa bozza.
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