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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2012 alle ore 12:33.

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Aumentano le perdite potenziali sui derivati che 260 amministrazioni pubbliche hanno nei confronti delle banche italiane. Al 30 settembre scorso, infatti, gli swap Otc (Over the counter) stipulati con i nostri istituti di credito (o stranieri ma operanti in Italia) registrano una perdita di quasi 4 miliardi, in netto aumento (52% in più) rispetto ai 2,555 miliardi registrati nel trimestre precedente chiuso al 30 giugno 2011.

In compenso, i soggetti complessivamente coinvolti sono aumentati di soltanto mille unità, ma le perdite potenziali sono passate da 41 a oltre 65 miliardi. Insomma, crescono di poco (+3%) i nuovi contratti (oppure le rinegoziazioni di accordi precedenti), ma aumentano di molto (+58%, appunto) le perdite potenziali.

I dati tratti dalla base informativa pubblica di Bankitalia, dunque, segnalano che nel terzo trimestre del 2011 le perdite potenziali sui derivati riprendono a "tutta forza". Perdite degli operatori (enti locali, imprese, società finanziarie, istituti di credito probabilmente piccoli) che però dall'altro lato della "medaglia" registrano utili messi a bilancio dalle banche.

Enti pubblici
Il numero di amministrazioni pubbliche che hanno derivati in perdita continua a diminuire. Il calo nel terzo trimestre è del 14% (da 301 a 260 enti) ma l'ammanco potenziale aumenta del 52% a 3,8 miliardi: la perdita media per amministrazione è di 14,9 milioni. Questo aumento potrebbe voler dire che i contratti in essere (o la rinegoziazione di vecchi accordi, visto che i nuovi swap sono bloccati dal 2008 in attesa del via libera al regolamento del ministero dell'Economia) stanno producendo sempre più perdite per gli enti locali.

Società finanziarie
In questa voce si registra un aumento del numero di soggetti coinvolti (47) e una crescita significativa delle perdite complessive (+74%), passate da 5,5 a 9,6 miliardi per un ammanco medio per operatore di oltre 21 milioni. In questa categoria potrebbero rientrare i sinking fund, ovvero i fondi che alcuni enti locali pongono a garanzia delle operazioni di finanziamento attuate con le banche. Per questo motivo il sospetto è che le perdite potenziali degli enti locali potrebbero andare ben oltre i 3,8 miliardi registrati nella sola voce «amministrazioni pubbliche».

Le imprese
Anche il numero di aziende coinvolte diminuisce (del l'1%) ma anche in questo caso le perdite potenziali crescono del 48% (da 4,8 a 7 miliardi): l'ammanco medio per azienda è di 251mila euro.

Famiglie produttrici
I numeri sono relativamente piccoli, rispettivamente 64 e 138 milioni le perdite, ma gli incrementi sono consistenti: +52% e +182% in valore assoluto e +13% e +34% il numero di soggetti coinvolti con perdite medie per operatore rispettivamente di 23mila e 32mila euro.

Le controparti bancarie
Gli istituti di credito (presumibilmente piccoli) che perdono potenzialmente verso il sistema bancario italiano diminuiscono come numero (-5% a 549 unità) ma le perdite potenziali aumentano del 60% a 26 miliardi per una perdita media di 47,6 milioni per operatore.

Il collegamento con i tassi
Buona parte di questi swap sono collegati alla variazione dei tassi d'interesse. Il terzo trimestre del 2011 ha visto l'Euribor a tre mesi su livelli decisamente contenuti (1,56%) mentre il tasso swap a 30 anni (Irs 30) è arrivato al 2,66 per cento. «Sembra quasi - sostiene Giampaolo Galiazzo, della società di consulenza indipendente Tiche di Treviso - che a un calo dei tassi a lungo termine corrisponda un aumento delle perdite in derivati. Il punto è che non può essere soltanto questo il motivo. Purtroppo Banca d'Italia non fornisce una misura dei costi complessivamente applicati ai contratti, come fa invece l'Isvap nel suo rapporto annuale».

m.frisone@ilsole24ore.com

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