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Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2012 alle ore 08:47.

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L'operazione è ancora in piedi, assicurano da ambienti finanziari vicini a Unipol e Mediobanca. Eppure sono in molti ormai a temere che Fondiaria Sai possa essere commissariata e che il progetto Grande Unipol finisca nel cassetto. Complice una tempistica assai stringente e poco compatibile con i 75 giorni che l'istruttoria avviata dall'Antitrust e la conseguente relazione dell'Isvap potrebbe richiedere. Nonostante questo a Bologna e in Piazzetta Cuccia si sta già lavorando per superare l'ostacolo. Tanto che la compagnia delle Coop ufficialmente commenta così: «La sospensione è coerente con i contenuti del contratto firmato che è subordinato al via libera di tutte le autorità interessate». Al punto che Unipol intende presentarsi all'Authority già nelle prossime ore. L'idea è che all'interno del complesso piano di salvataggio esistono delle operazioni che sono effettivamente irreversibili e altre, invece, che non lo sono. In quest'ottica, è evidente che in questa fase non si può procedere con gli aumenti di capitale, in particolare quello di Premafin, ma si potrebbe invece cercare l'accordo sui concambi. In modo tale da preparare la struttura dell'operazione e una volta ottenuto l'ok dell'Autorità, compatibilmente con le cessioni di asset richieste, dare seguito agli aumenti di capitale e all'aggiustamento dei rapporti di concambio. In virtù di questo, Piazzetta Cuccia si impegnerà a sciogliere tutti i legami con la galassia Unipol-FonSai, dagli incroci azionari all'esposizione debitoria. Più nel dettaglio, la soluzione Unipol già prevede la parziale riduzione dei prestiti subordinati che l'istituto vanta sia nei confronti di Fondiaria che in quelli di Unipol per complessivi 1,5 miliardi. Quindi, se passasse la conversione totale del debito Premafin, Piazzetta Cuccia azzererebbe la propria esposizione nella holding e si limiterebbe a inserire il pacchetto di azioni che ne emergerebbe nelle quote della Grande Unipol già virtualmente inserite tra i titoli da dismettere. Allo stesso modo, Ugf si è resa disponibile a cedere la quota di Mediobanca che erediterà dalla fusione con FonSai.

Basteranno queste rassicurazioni per tenere in vita il progetto? Si vedrà nei prossimi giorni. Di certo il tema cruciale è la tempistica. Sia Premafin che Fondiaria hanno urgenza di procedere con i rispettivi aumenti di capitale. Basti ricordare che la holding, nella redazione del bilancio al 31 dicembre 2011, basa il presupposto della continuità aziendale «principalmente sull'esecuzione dell'accordo Unipol». FonSai, invece, deve ripristinare il margine di solvibilità il prima possibile. E di quest'opportunità, probabilmente, discuterà il consiglio di amministrazione della compagnia. Il board si è riunito ieri ma, complice l'intervento dell'Antitrust, ha deciso di riaggiornarsi nelle prossime ore. Nel frattempo, si sono insediati i nuovi consiglieri ed è stato cambiato l'assetto di governance. Jonella Ligresti, «per evitare strumentalizzazioni», ha deciso di compiere un passo indietro e accettare la vice presidenza, al fianco di Massimo Pini, lasciando la poltrona da numero uno a Cosimo Rucellai. Nel comitato indipendenti chiamato a valutare l'eventuale fusione, intanto, è entrato l'ex commissario Consob Salvatore Bragantini, espressione delle minoranze candidato da Palladio Finanziaria.

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