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Questo articolo è stato pubblicato il 09 maggio 2012 alle ore 15:24.

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ATENE - Theodore va al bancomat situato in piazza Syntagma, la piazza principale ad Atene e dice scherzando: «Faccio cassa di euro prima che chiudano i conti e passiamo alla dracma». «Scherzo, aggiunge quando vede la mia faccia preoccupata». In effetti però negli ultimi tre anni 70 miliardi sono stati ritirati dalle banche greche da risparmiatori preoccupati. I risultati delle elezioni politiche hanno rilanciato l'ipotesi di un'uscita della Grecia dall'euro. Ma cosa accadrebbe in concreto?

Nel settembre 2011 Citigroup e Ubs avevano fatto degli scanari per spiegare la possibilità di un ritorno alla dracma. Primo punto: l'annuncio blitz. I trattati Ue prevedeno un solo modo per uscire dall'euro. L'articolo 50 del trattato di Lisbona secondo cui l'addio può avvenire solo per decisione del Paese coinvolto. Lo studio Ubs è categorico. Il change over alla rovescia deve essere un «blitz» e deciso a mercati chiusi, di venerdi sera. Poi arriverà il ritorno alla dracma.

Come? Tutti i depositi bancari e gli strumenti finanziari sarebbero convertiti alla velocità della luce in dracme svalutate. Di quanto? Le mezze misure — scrive Ubs — non servono. Meglio tagliare del 50-60% il valore della nuova moneta. Citigroup punta invece al 40%. Ma la sostanza non cambia. Sarebbe un ritorno alle svalutazioni competitive di italiana memoria. I salari rimarrebbero nominalmente gli stessi ma perderebbero valore giorno dopo giorno.

In caso di addio all'euro, la Grecia potrebbe rifiutarsi di pagare i suoi debiti restanti dopo lo swap da 208 miliardi di euro appena fatto a marzo dal premier Papademos con una perdita del 75% sui bond da parte dei detentori. A quel punto ci sarà l'assalto alle banche e le ipotesi di dazi.
I greci farebbero la corsa in banca per svuotare i conti correnti e salvare i loro euro prima che diventino dracme svalutate: portandoli a Cipro o comunque all'estero o nascondendoli a casa visto che a quel punto sarebbe come avere valuta straniera.. Ad Atene i depositi sono calati in tre anni di 70 miliardi.

Poi - secondo l'Ubs - arriverebbero l'imposizione di controlli sui capitali, bloccando i prelievi elettronici, mettendo un limite a quelli fisici e stringendo i controlli alle frontiere, scrive Ubs. Senza contare che tutte le banche nazionali dovrebbero essere ricapitalizzate, cosa peraltro già prevista dopo lo swap.

E l'Europa? Reagirà imponendo dazi doganali alle merci greche di un importo simile alla svalutazione fatta da Atene. Effetto-domino e costi: poi ci sarebbe secondo Citigruoup - l'effetto domino nei paesi più fragili della moneta unica. Tutti gli investitori privati cercherebbero per prudenza di ritirare i loro soldi dalle banche e uscirebbero dai loro investimenti. Gli istituzionali farebbero lo stesso per evitare perdite.

I greci (calcola Ubs) pagherebbero in media nel primo anno un pedaggio tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa al crac, compresi i soldi necessari per tenere in piedi le banche. Gli anni successivi il costo pro capite sarebbe di 3-4mila euro. Fantapolitica monetaria? Certamente ma se la sinistra radicale continuerà a scherzare con il fuoco di rispedire al mittenete le richiest dei creditori rischia di dar fuoco a tutto il paese e al vecchio continente.

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