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Questo articolo è stato pubblicato il 19 luglio 2012 alle ore 11:32.

L'incertezza sul futuro dell'euro e la sfiducia nella capacità dei governi dell'Eurozona di gestire la crisi spingono gli spread molto oltre i livelli giustificati dai fondamentali economici. Il Centro studi Confindustria stima per l'Italia oltre 300 punti base di differenziale aggiuntivo tra i rendimenti del BTP e del Bund decennali: a tanto ammonta l'eccesso di spread rispetto ai 164 punti attualmente riconducibili ai divari tra Italia e Germania nel debito pubblico e nella crescita economica.

Tale eccesso si ripercuote sul costo del denaro pagato da famiglie,
imprese e banche, accentua considerevolmente il credit crunch e, provocando la nuova e violenta recessione in atto, infligge gravosi e controproducenti costi economici, sociali e politici. Il maggiore spread causa, secondo i calcoli del CsC, perdite pari allo 0,9% del Pil e a 144mila posti di lavoro e maggiori oneri per interessi pari a 12,4 miliardi a carico del bilancio pubblico, 12,1 miliardi sui conti delle famiglie e 23,7 su quelli delle imprese. Le perdite di prodotto e occupazione abbattono il potenziale di crescita futura, vanificando parte degli sforzi effettuati con le politiche di risanamento e di riforma strutturale e minando il consenso a favore di quelle stesse politiche di riforme e risanamento, che nell'immediato impongono inevitabili sacrifici al Paese. I sacrifici, invece di essere premiati con l'abbassamento dei tassi di interesse, sono accentuati punitivamente proprio dall'andamento stesso dello spread, lasciato in balia degli effetti-contagio tra paesi in difficoltà e delle indecisioni e degli errori imputabili alle autorità europee.

Tutto ciò fa montare il risentimento anti-europeo e lo spread perde così anche quella funzione di disciplina politica che inizialmente aveva ben agito. Lo scudo anti-spread è l'unico rimedio efficace. Ma va profondamente ridisegnato rispetto alla versione attuale, assegnandogli molte più risorse (idealmente dovrebbero essere illimitate) e attribuendone la gestione discrezionale e unilaterale alla Bce, che vigila sul rispetto dei programmi di stabilità concordati con la Commissione europea. Così possono essere premiati i comportamenti virtuosi e sanzionati, attraverso la caduta della protezione dello scudo eventualmente decisa dalla Bce, quelli opportunistici e devianti. La Bce deve rendere conto delle sue decisioni al Parlamento europeo e in questo modo evita di assumersi improprie responsabilità politiche, facendo cadere l'accusa di vuoto di democrazia. Lo scudo ridisegnato costituirebbe il primo concreto e deciso passo verso il perfezionamento dell'Unione politica europea già contenuta in essenza nella moneta unica.

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