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Questo articolo è stato pubblicato il 01 agosto 2012 alle ore 06:43.

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LONDRA. Dal nostro corrispondente
Bp scivola nel secondo trimestre dell'anno con risultati che vanno molto peggio delle già negative previsioni degli analisti. Al netto delle svalutazioni il gruppo energetico britannico ha infatti chiuso il trimestre con 1, 4 miliardi di dollari di passivo netto, contro i 5,7 di utile (adjusted) registrato lo scorso anno. Nel calcolo vanno considerati 4,8 miliardi di impairment, che comprendono svalutazioni sui progetti nello shale gas statunitense e la sospensione delle operazioni in Alaska. La produzione è inoltre calata del 7,4% a 2,3 milioni di barili al giorno, senza considerare la quota del 50% di Tnk-Bp che il gruppo britannico ha messo in vendita e che ha comunque sofferto anch'essa un calo dell'output. Cattive notizie, insomma, per Saint James Square, che sono ricadute immediatamente sui mercati provocando per il titolo del colosso britannico una caduta del 4,4 per cento.
Sui numeri di Bp non c'erano grandi attese. Le performance niente affatto positive annunciate la scorsa settimana da Royal Dutch Shell ed Exxon Mobil (si veda Il Sole 24 Ore del 27 luglio) avevano lasciato immaginare che le condizioni fossero critiche per il gruppo britannico, costretto da un paio di anni a confontarsi con una congiuntura straordinariamente complessa e oggi impegnato in un piano di dismissioni massiccio.
Bp ha pianificato di accantonare 38 miliardi di dollari entro la fine del prossimo anno per far fronte al conto complessivo di Deepwater Horizon, la piattaforma esplosa nel 2010 nel Golfo del Messico. Un conto che lievita, in un contesto che rimane estremamente complesso, nonostante la società abbia confermato di volere liquidare le raffinerie di Texas City e Carson.
Bob Dudley, ceo del gigante petrolifero, non ha nascosto la complessità del momento, ma sono stati soprattutto gli analisti delle banche a sottolineare le difficoltà in cui Bp si sta muovendo: l'utile lordo adjusted del trimestre si è fermato a 3,7 miliardi di dollari, contro i 4,6 miliardi previsti dalla media delle valutazioni di sedici economisti. «Questi numeri deluderanno i mercati – ha commentato Peter Hutton di Rbc – perché mettono in dubbio l'intera strategia messa a punto dalla società». Parole seguite da una forte correzione del titolo, che presumibilmente Bob Dudley si attendeva. Il ceo ha imputato l'andamento negativo «alle fluttuazioni dei prezzi e al riequilibrio complessivo in corso», ma ha anche ammesso che la storia non è finita qui, ovvero che continuerà ad esserci «un alto livello di incertezza» sul procedere di Bp.
L'amministratore delegato del colosso energetico inglese, operatore del giacimento azero di Shah Deniz, ha poi precisato che applicherà esclusivamente criteri di convenienza nella scelta del gasdotto che dovrà portare il metano del Caspio in Europa: in altre parole, a dettare la preferenza di Bp fra Tap e Nabucco Occidentale sarà soltanto il livello delle tariffe di trasporto.
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