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Questo articolo è stato pubblicato il 28 agosto 2012 alle ore 22:25.

Da giorni la musica a Wall Street è sempre la stessa: massima cautela, grande incertezza, attesa per eventuali indicazioni della Federal Reserve sulle prossime mosse a sostegno dell'economia. A questo, poi, si aggiunge il timore che anche Fitch Ratings (come aveva fatto Standard & Poor's un anno fa) tagli il rating degli Stati Uniti.

A lanciare l'allarme é stato David Riley, direttore generale di Fitch Ratings: se non si troveranno accordi per evitare il "fiscal cliff", per ridurre debito e deficit e per scansare la possibilità di tagli automatici della spesa, e "se non ci sarà un piano preciso entro la prima metà del 2013" un declassamento é "una minaccia significativa". Wall Street ha dunque chiuso contrastata (Dow Jones -0,17% a 13.102,99 punti, Nasdaq +0,13% a 3.077,14 e S&P -0,08% a 1.409,30), una seduta trascorsa con continue oscillazioni attorno alla parità.
Da un lato hanno inciso dati macroeconomici in chiaroscuro (bene i prezzi delle case, al primo rialzo annuale dal 2010, in ribasso a sorpresa la fiducia dei consumatori), dall'altro ha pesato l'attesa per maggiori chiarimenti da parte della Banca centrale americana. I riflettori saranno puntati venerdì su Ben Bernanke a Jackson Hole, in Wyoming, e lo saranno a maggior ragione perché Mario Draghi non ci sarà: il governatore della Bce preferisce il lavoro alle parole, come ha detto qualche media americano, e resterà in Europa in vista di una serie di appuntamenti cruciali.

La sua decisione ha influito sull'andamento dei bond americani, i cui prezzi hanno puntato verso l'alto (in calo all'1,63% i rendimenti decennali, al 2,74% i trentennali), complice anche l'asta di titoli a due anni per 35 miliardi di dollari. Non tutti sono favorevoli a nuove manovre di accomodamento da parte della Fed: "Non è stato deciso nulla e nulla é predestinato", ha detto il governatore della Fed di Dallas Richard Fischer, "bisogna pensare anche agli effetti collaterali".
Tornando all'andamento dei titoli, a farla da padrone sono stati ancora i tecnologici: Lexmark International (+13,83% alla chiusura) ha annunciato che uscirà dal mercato delle stampanti a getto di inchiostro, tagliando 1.700 posti di lavoro, il 13% del totale e risparmiando in questo modo 95 milioni di dollari all'anno. Osservata speciale é ancora Apple (-0,13%) che procede nel braccio di ferro con Samsung, pronta a compiere tutti i passi necessari per impedire il blocco alle vendite di otto modelli negli Stati Uniti chiesto dal colosso di Cupertino. Tra gli osservatori c'é già chi si chiede chi saranno i prossimi a finire nel mirino di Apple, forse Microsoft (-0,16%), Amazon.com (+0,90%) e Google (+1,20%). Infine, chiusura tutto sommato positiva per i colossi petroliferi (Exxon Mobil +0,42%, Chevron +0,56%, Anadarko +0,71%) che rischiano danni nel Golfo del Messico a causa di Isaac, diventato uragano di categoria 1

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