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Questo articolo è stato pubblicato il 04 settembre 2012 alle ore 12:04.

Mentre Mario Draghi prepara un piano di salvataggio per la crisi dei debiti sovrani (è attesissimo dai mercati il discorso di giovedì 6 settembre dopo il consueto direttorio della Banca centrale europea) l'Europa non è mai stata così divisa nei 14 anni della sua storia. I più alti rating dei Paesi del Nord Europa - che allo stesso tempo li proteggono dai recenti attacchi finanziari - si traducono in un vantaggio competitivo straordinario per le imprese rispetto a quelle che operano nell'altra Europa, quella del Sud.
Secondo i dati della Banca centrale europea - rilanciati dal Financial Times in un tema affrontato più volte dal Sole 24 Ore - per ottenere un finanziamento fino a 1 milione di euro da rimborsare entro cinque anni (il prestito tipico chiesto da una piccola-media impresa) le imprese spagnole pagano alle rispettive banche in media un tasso di interesse del 6,5%. Si tratta del livello più alto dal 2008, da quando la Bce ha iniziato a tagliare i tassi (portandoli fino al minimo storico attuale dello 0,75%) in conseguenza degli strascichi legati al collasso di Lehman Brothers e alla correlata crisi globale dei derivati sui mutui subprime. E l'Italia? Non se la passa tanto meglio visto che il tasso medio a carico delle aziende è del 6,24%. Un abisso finanziario (circa il 60% in più) rispetto a quanto pagano oggi le imprese tedesche: il 4,04%, il livello più basso dal 2003, da quando la Bce ha dato il la a questo tipo di rilevazioni. Agevolate nel confronto anche le imprese francesi a cui viene chiesto un tasso del 4,1%.
Questa differenza sui tassi che emerge nel confronto dell'economia reale riflette in parte il conto dello spread (quello finanziario sui titoli di Stato) che oggi sui titoli a 10 anni viaggia intorno ai 430 punti base con il rendimento dei BTp al 5,7% e dei rispettivi Bund all'1,4%.
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