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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2012 alle ore 23:03.

Cautela e attesa sono le parole d'ordine di Wall Street. E lo sono anche in un giorno in cui le notizie dal fronte economico americano sono particolarmente buone: in settembre sono stati creati 114.000 posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è calato al 7,8% dall'8,1% precedente e al minimo da gennaio 2009 (con sorpresa degli analisti, che attendevano un aumento).

Un regalo inaspettato per il presidente americano Barack Obama, tanto più che la partecipazione alla forza lavoro è cresciuta dello 0,27%: "stiamo di nuovo facendo passi avanti", ha detto durante un comizio in Virginia, tornando a respirare dopo il brutto dibattito di mercoledì sera. L'occupazione è la spina nel fianco del presidente e un dato sotto la soglia psicologica dell'8% è una boccata d'ossigeno per la sua campagna elettorale.

Tuttavia gli intermediari di Wall Street non si sono lasciati andare all'entusiasmo: la crescita continua a essere debole, il dibattito per evitare il "fiscal cliff" aperto, la corsa alla Casa Bianca incerta e l'Europa continua a fare paura, soprattutto dopo che Joerg Asmussen, membro del Board della Bce, ha parlato di incertezze sugli aiuti ad Atene. Per questo, dopo il rialzo delle prime battute, i listini hanno rallentato il passo, finendo con andamenti contrastati: il Dow Jones ha finito in aumento dello 0,26% a 13.610,15 punti (ai massimi dal 2007, prima della crisi finanziaria ed economica), lo S&P è sceso dello 0,03% a 1.460,93 punti (è stato il primo calo in cinque sedute) e il Nasdaq è sceso dello 0,42% a 3.136,19 punti. Meglio gli andamenti su base settimanale: le blue chip hanno guadagnato l'1,3%, lo S&P è salito dell'1,4% e il Nasdaq dello 0,6 per cento.

Maglia nera della giornata sono ancora i tecnologici. Apple ha ceduto il 2,13% nel giorno del primo anniversario della scomparsa di Steve Jobs, Google ha lasciato sul campo un modesto 0,05%, ma era arrivata a cedere quasi l'1% (dopo avere tuttavia fissato in apertura un nuovo massimo storico a 774,38 dollari per azione). Malissimo anche Zynga (-11,9% alla chiusura, era arrivata a cedere il 20% facendo scattare i blocchi automatici degli scambi del titolo): a pesare sul titolo è stata la revisione al ribasso delle stime sui conti del terzo trimestre (sono attese perdite tra i 90 e i 105 milioni di dollari) e il taglio del rating sulle azioni da "outperform" a "neutral" deciso da R.W. Baird.

Uno sguardo agli altri mercati: il petrolio ha terminato in calo e al minimo in una settimana, cedendo il 2% a 89,88 dollari al barile (per le cinque sedute il ribasso è stato del 2,5%). In calo anche l'oro, ritracciando dai massimi in dieci mesi toccati durante la seduta precedente (i future a dicembre hanno ceduto lo 0,9% a 1.780,80 dollari l'oncia; su base settimanale il rialzo è stato dello 0,6%). Sul fronte valutario, l'euro si è attestato in rialzo a 1,303 dollari, mentre il biglietto verde è cresciuto a 78,66 yen. In calo infine i titoli di stato, con i rendimenti decennali saliti all'1,74% e i trentennali in aumento al 2,97 per cento.

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