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Questo articolo è stato pubblicato il 29 ottobre 2012 alle ore 06:41.

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Alberto Ronchetti
I mercati azionari nelle ultime settimane si sono bloccati in una fascia laterale e, al momento, non riescono a indirizzarsi verso una direzione precisa. Lo scenario tecnico non nega la possibilità di un ritorno verso i massimi dell'anno, ma una vera correzione – anche importante – è probabilmente una condizione necessaria perché lo slancio dei listini possa riprendere. Potremmo vederla già a breve.
D'altra parte, quando c'era la Borsa alle grida, nel gergo degli operatori italiani la "liquidazione dei Morti" – cioè quella dei primi di novembre, in prossimità della commemorazione dei defunti e relativa alle compravendite di ottobre – era vista con timore. Proprio perché ottobre era (e continua a essere, statisticamente) il peggiore mese dell'anno.
La speranza era – ed è – che, dopo la correzione di ottobre-novembre, la "pulitura" del mercato potesse gettare le basi per un rialzo di fine anno. Molte volte, negli ultimi cinquant'anni, questa speranza si è poi concretizzata, adesso dobbiamo solo aspettare per capire se sarà così anche nel 2012. Le condizioni, secondo l'analisi tecnica, ci sono. I supporti, per esempio, stanno tenendo bene, l'abbondante liquidità in circolazione è alla caccia di rendimenti migliori del sottozero offerto dai bond, i multipli valutativi sono attraenti – soprattutto in Europa – e la stagionalità è favorevole.
Il 2013, però, anche su questo concordano gli analisti tecnici e fondamentali, sarà molto difficile. È vero che probabilmente verso fine del prossimo anno vedremo qualche segnale concreto di ripresa (almeno questa è la speranza, visto che il mantra secondo cui le cose a 12 mesi andranno meglio è ripetuto dagli economisti, e sempre smentito dai fatti, da almeno 2-3 anni), ma nel frattempo – nei primi trimestri – la situazione dei mercati resterà molto critica. Questo perché il clima generale è estremamente problematico. Dalla crisi dell'Eurozona ai problemi di bilancio americani, tutte le questioni critiche sono lungi dall'essere risolte. Ci vorranno anni e tanta pazienza per aggiustare gli squilibri economici, ma servirà anche una nuova "ondata di innovazione" – qualcosa che possa entusiasmare l'economia e far immaginare un salto di qualità nell'esistenza umana, come è stato internet negli anni Novanta – per dare un impulso rialzista solido.
Ma quale potrà essere la nuova e prossima Big Thing, la "grande cosa" innovativa, che saprà rivoluzionare le aspettative di crescita del mondo? Probabilmente le biotecnologie, perché si tratta di un tema discusso da parecchi anni che però è ancora assolutamente sottopesato nei portafogli di investimento.
I tempi di reazione dei boom azionari alle innovazioni tecnologiche, secondo la teoria dei «cicli di Kondratieff», si sono sempre più ristretti dalla fine del Settecento in poi. Infatti negli ultimi due secoli e mezzo si è passati dallo sfruttamento dell'energia idraulica e dall'industrializzazione tessile (un processo durato 60 anni, dal 1785 in poi) alle macchine a vapore, alle ferrovie e all'acciaio (un ciclo di 55 anni), per poi arrivare – dopo il 1900 e per cinquant'anni – all'avvento del l'elettricità, della chimica, del motore a scoppio e della radio (questo dopo il 1920) e, a seguire, di petrolchimica, aviazione ed elettronica (dal 1950 al 1990) e di reti, software e nuovi media (dal 1990 al 2000 e, dopo, nella successiva fase di recupero stentato dei listini).
Ma perché le biotecnologie dovrebbero replicare – certo non subito, ma fra qualche anno (gli analisti pongono il punto di svolta per un nuovo rialzo secolare fra il 2015 e il 2020) – il successo di internet e delle tecnologie informatiche iniziato 20-30 anni fa? Le ragioni stanno soprattutto nell'allungamento delle aspettative di vita, che spingerà la ricerca e il consumo di farmaci di nuova generazione per gli anziani.
«Il settore biotech – osserva Francesco Caruso, analista finanziario indipendente e curatore del sito www.cicliemercati – al momento è quasi completamente assente nei portafogli degli investitori privati ed è estremamente sottopesato dagli istituzionali». Per questo «è l'ovvio vincente a dieci anni e oltre, candidato a essere il tema leader del prossimo Bull market generazionale». Arriverà un momento, «in cui la diffusione di questo settore sarà a uno stadio maniacale almeno pari a quello di internet sul top del 2000. La sola strategia logica su questo settore, sorretto da una formidabile situazione bottom-up dei suoi componenti, è di approfittare di ogni calo e di ogni occasione di acquisto per incrementare le posizioni».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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