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Questo articolo è stato pubblicato il 08 novembre 2012 alle ore 06:43.
MILANO
Le elezioni americane hanno dato una forte scossa ai prezzi dell'oro. Ieri a Londra il metallo giallo ha continuato a correre per salire al 1° fixing oltre la soglia dei 1.730 dollari l'oncia per poi ridimensionarsi leggermente nel pomeriggio e chiudere a 1.715,25 dollari, mantenendo comunque un rialzo dell'1,43% sulla seduta precedente. Negli Stati Unti in serata il future è arretrato verso quota 1.710 dollari. Simile l'andamento dell'argento, salito a Londra del 2,3% a 32,14 dollari, per poi ridimensionarsi nel pomeriggio.
A raffreddare gli entusiasmi una serie di elementi tra cui il rafforzamento del dollaro sulle principali valute internazionali. I mercati – non solo quelli dell'oro ma anche sulle Borse Usa ed europee – hanno sofferto soprattutto la minaccia incombente del «fiscal cliff», ovvero la combinazione della fine di sgravi fiscali e tagli automatici alla spesa pubblica, combinazione destinata a far lievitare il deficit pubblico Usa su cui le agenzie di rating hanno già suonato il campanello d'allarme.
Inoltre in questi mesi i prezzi dell'oro hanno perso uno dei loro maggiori sostegni, ossia la domanda indiana, che continua a rallentare (da ricordare che Nuova Delhi è tradizionalmente in maggior importatore di metallo giallo al mondo). Basti pensare che la crisi economica, la debolezza della rupia (la moneta locale) e la crescente inflazione rischiano quest'anno di far precipitare gli acquisti di oro del Paese a circa 530 tonnellate, il 45% in meno rispetto ai livelli del 2011; e per il 2013 – secondo le stime della Bombay Bullion Association – si prevede solo una timida ripresa fino a 550 tonnellate.
Eppure nel settore sono molti a ritenere che le quotazioni dell'oro possano riprendere a crescere vigorosamente. Poco prima delle elezioni Usa , Charles Jeannes, ceo di GoldCorp – colosso canadese nonché secondo maggior produttore al mondo di metallo giallo – aveva rilasciato previsioni di marca fortemente rialzista: «Indipendentemente dal vincitore, ritengo che il prezzo dell'oro possa salire fino al record dei 2mila dollari l'oncia nel giro di 6-12 mesi». Da ricordare che GoldCorp ha chiuso il terzo trimestre con utili per 498 milioni di dollari, ben 162 milioni in più dello stesso periodo dell'anno precedente (il dati è risultato superiore anche alle attese del mercato); Da primato il giro d'affari balzato del 18% oltre la soglia degli 1,5 miliardi di dollari. Nel periodo considerato il big canadese ha venduto 617.88 once di oro e 9,1 milioni di once di argento.
Tornando alle previsioni, qualcuno parla addirittura di possibili rincari anche fino a quota 2.500 dollari l'oncia durante il prossimo anno; nel panorama degli analisti non manca nemmeno chi parla, sempre il 2013, i fortissimi ribassi, anche fino a 1.500 dollari. Pessimismo a parte, David Beham, analista alla Blanchard & Co, ricorda come «L'oro sta recuperando il suo status di bene rifugio durante le fasi di incertezza economica ...... e noi prevediamo che la domanda da investimento possa riprendere a correre a ritmi anche più veloci che in passato».
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