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Questo articolo è stato pubblicato il 19 dicembre 2012 alle ore 06:42.

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Dopo mesi di contatti le posizioni più che convergere sembrano divergere. Sul tema dello scorporo della rete Telecom è intervenuto il presidente della Cdp, Franco Bassanini che, parlando a un incontro Fiom, ha illustrato la sua visione di un'infrastruttura unica che aggreghi Metroweb (la società della fibra ottica milanese di cui Cdp è azionista) e le reti telefoniche delle municipalizzate.
«Non penso che la rete debba essere ripubblicizzata nel senso classico del termine – ha spiegato – Da parte dello Stato è possibile incentivare il raggiungimento di un accordo sulla rete Telecom attraverso lo scorporo che dia luogo a una società che garantisca eguaglianza di accesso agli operatori e metta in condizione il regolatore di incentivare gli investimenti. Cdp e altri coinvestitori, che forse troviamo, apportano i capitali, Metroweb finisce dentro assieme ai pezzi di rete delle municipalizzate che vengono acquisiti, contribuendo ai bilanci degli enti locali».
L'esigenza di non duplicare inutilmente le infrastrutture è condivisa da tempo. Ma il presidente di Cdp ha aggiunto, per la prima volta, che in questo contesto «non è importante che Telecom mantenga la maggioranza» della rete. Cdp finora aveva sempre detto di non puntare alla maggioranza (difatti si parlava di una quota eventuale intorno al 30%), e così prevede, in linea di massima, la politica di investimento del Fondo strategico che è il veicolo che dovrebbe rilevare, se si raggiungerà un accordo, la partecipazione, «fatte salve le ipotesi di imprese operanti in regime di monopolio naturale o nel settore delle infrastrutture o delle reti, per le quali il controllo – precisa lo statuto – potrà eventualmente essere acquisito con l'obiettivo di assicurare l'accesso su un piano di parità e senza discriminazioni di tutti gli operatori del mercato».
Bisognerebbe capire cosa ne pensa Telecom, che non commenta, ma finora ha sempre posto come condizione di non cedere la maggioranza, dato che la rete è il principale asset a garanzia del debito. Per ottenere i benefici regolamentari promessi dalla Ue, oltretutto, non è necessaria la costituzione di una società ad hoc, perchè basterebbe assicurare il principio di non discriminazione (l'equivalence of input) nei confronti di tutti gli operatori. E la stessa Telecom si è mantenuta infatti l'opzione aperta tra l'alternativa dello scorporo della rete e la separazione funzionale sul modello dell'Open Reach britannica, la cui proprietà peraltro è al 100% di British Telecom la quale designa il responsabile operativo della rete e stabilisce la politica di investimenti.
La bozza della raccomandazione di cui «Il Sole-24Ore» ha preso visione, che dovrebbe essere licenziata in via definitiva all'inizio dell'anno prossimo, non cambia il quadro. Riafferma anzi che in presenza del requisito dell'equivalence of input, il costo dell'unbundling per la rete in rame deve essere compreso tra 8 e 10 euro (ai valori 2012). I regolatori nazionali dovranno stabilire le metodologie di remunerazione entro fine 2016 e mantenerle invariate per un periodo minimo di sei anni. Per la rete di nuova generazione confermato che, sempre col presupposto del principio antidiscriminatorio, i criteri di remunerazione non saranno orientati al costo. Peraltro la bozza della raccomandazione introduce anche un concetto di segmentazione per area geografica, permettendo di stabilire il non orientamento al costo nelle zone più promettenti e remunerazioni regolamentate in modo differente nelle altre zone a fallimento di mercato.
Anche Bassanini, comunque, ha ammesso che la rete è «un asset fondamentale per Telecom, che difficilmente potrebbe alienarla a un prezzo incentivante per l'acquirente, essendo a garanzia del suo debito», debito dovuto alle operazioni fatte per assicurare il controllo in mani italiane, a seguito di una privatizzazione che «fu sbagliata».
A favore dello scorporo della rete si è schierato anche il commissario Agcom Maurizio Decina, che ha definito l'ipotesi «una splendida occasione per il Paese», perchè spingerebbe gli investimenti. Secondo Decina, Telecom potrebbe mantenere la maggioranza della newco e la maggioranza nel cda, ma non potrebbe esercitarla «quando si decide dove e come si cabla».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
IL DOCUMENTO

La bozza di raccomandazione
La bozza della raccomandazione europea dovrebbe essere licenziata in via definitiva all'inizio dell'anno prossimo: il documento riafferma che in presenza del requisito dell'equivalence of input, il costo dell'unbundling per la rete in rame deve essere compreso tra 8 e 10 euro (ai valori 2012). I regolatori nazionali dovranno stabilire le metodologie di remunerazione entro fine 2016 e mantenerle invariate per un periodo minimo di sei anni. Per la rete di nuova generazione confermato che i criteri di remunerazione non saranno orientati al costo.

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