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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2013 alle ore 13:19.

La quota dei titoli di Stato italiani nei portafogli degli investitori esteri, i "non residenti" nelle statistiche di Banca d'Italia pubblicate oggi, è calata da 676,5 miliardi a 671 miliardi tra il settembre e l'ottobre dello scorso anno. Intanto lo stock dei titoli di Stato in quel periodo è cresciuto di 20 miliardi circa. Eppure lo spread tra i BTp e i Bund ha iniziato settembre a quota 442 punti e ha chiuso a fine ottobre a 342, con un minimo in quel mese toccato a 308 punti.

Evidentemente gli acquisti da parte dei residenti, principalmente le banche, i gestori e i risparmiatori italiani, hanno prevalso in quell'arco di tempo sulle lievi vendite dall'estero. Bisogna inoltre tenere presente che gli stranieri hanno aumentato dalla scorsa estate - dopo l'annuncio sullo scudo anti-spread delle OMTs della Bce - la loro quota di investimenti in titoli di Stato italiani in maniera molto prudente e graduale, anche discontinua. Una prima ondata di acquisti esteri è stata intercettata lo scorso settembre, una seconda in novembre e una terza questo mese in apertura d'anno.

La percentuale dei titoli di Stato italiani in mano agli stranieri dovrebbe essere lievitata tra l'agosto 2012 e il gennaio 2013 di svariate decine di miliardi di euro, stando alla percezione dei traders: ma resta da vedere se negli acquisti rilevati sui mercati vengono conteggiati anche i risparmi degli italiani intermediati da fondi o gestori stranieri all'estero e ai quali la Banca d'Italia lo scorso novembre attribuiva un peso di circa l'8% sul totale dello stock dei titoli di Stato in circolazione. Nei conteggi, inoltre, va ricordato che la Banca centrale europea si stima detenga in portafoglio 100/110 miliardi di titoli di Stato italiani, acquistati nella seconda metà del 2011 tramite il Securities markets programme: anche questa è una quota importante con l'etichetta "non residente".

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