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Questo articolo è stato pubblicato il 26 gennaio 2013 alle ore 11:49.

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Potrebbero essere passati dall'Inghilterra. Si cerca in Brasile. Quel "gruzzolo" da quasi un miliardo di euro, che la Guardia di Finanza e la Procura di Siena sospettano possa essere stato usato nel 2007 per pagare una maxi-tangente a persone in vario modo collegate con l'acquisizione di AntonVeneta da parte del Montepaschi, sembra abbia fatto il giro del mondo. E, alla fine, potrebbe essere, almeno in parte, tornato in patria con lo scudo fiscale.

Per capire questo filone d'indagine, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Siamo nel 2007, quando Montepaschi acquista AntonVeneta dal Banco Santander ad un prezzo ritenuto da tutti esagerato: 10,1 miliardi di euro (cifra precisata nel bilancio di Mps). Che il prezzo fosse eccessivo, lo si diceva anche a quei tempi (prima della crisi finanziaria). L'acquisizione riguardava anche Interbanca, la banca d'affari braccio operativo della popolare padovana nell'investment banking, e che sarebbe stata destinata a una partita di giro che ha incuriosito gli osservatori. Pochi mesi dopo essere entrata nel perimetro di Rocca Salimbeni veniva riacquisita da Banco Santander e poi nuovamente ceduta, questa volta a Ge Capital.
Ma la domanda «perché Mps ha pagato così tanto?», ancora non ha risposta. Il sospetto degli inquirenti è che, in mezzo a quella cifra, ci fosse una maxi-tangente. Pagata a chi? È da mesi, partendo proprio dai capitali scudati, che la Guardia di Finanza è a caccia di questi soldi. L'indagine prosegue sottotraccia, com'è giusto che sia, ma l'odore dei soldi ha già portato gli inquirenti in molti Paesi: in Inghilterra, Spagna, Brasile e in vari paradisi fiscali. Ancora non è certo chi e come (e se) abbia preso questi soldi. Le Fiamme Gialle sono tutt'ora al lavoro.

Per ora una cosa è certa: se Mps non avesse pagato così cara AntonVeneta, soprattutto pochi mesi prima della crisi finanziaria che ha poi depresso ulteriormente i valori delle banche, avrebbe avuto meno problemi nei bilanci. Avrebbe probabilmente necessitato di minori aumenti di capitale. Avrebbe messo meno in difficoltà la Fondazione, grande azionista di Mps. E, forse, non avrebbe dovuto giocare con i derivati per coprire i buchi prodotti dagli strumenti strutturati Alexandria e Santorini. L'acquisizione di AntoVeneta per una cifra esorbitante, insomma, è probabilmente il peccato originale: quello da cui sono partite tutte le disgrazie della banca senese, aggravate ovviamente dalla crisi finanziaria globale.

Scoprire se a quei tempi, nel 2007, fu pagata una tangente è dunque necessario per fare chiarezza su questa oscura vicenda: potrebbe essere questa la spiegazione del prezzo così elevato?

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