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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2013 alle ore 14:06.

Un cambio più debole, maggiore spesa pubblica e una politica monetaria ultra-espansiva fanno bene all'economia: parola del nuovo governo giapponese, che ha alzato le sue stime sulla crescita economica del Paese al 2,5% nell'anno fiscale che inizia il primo aprile rispetto all'1,7% pronosticato nell'estate scorsa dal precedente governo. Con la cosiddetta "Abeconomia" - la politica economica promossa dal nuovo premier Shinzo Abe - il Giappone sta per uscire dalla recessione.

L'Abeconomia prevede un'ampia manovra di stimolo fiscale da 10.300 miliardi di yen e la fissazione di un obiettivo sull'inflazione, concordato con la banca centrale, del 2%. Gli analisti sottolineano però che buona parte della revisione al rialzo delle prospettive del Giappone si basa sull'indebolimentodello yen, che in due mesi ha perso il 12% sul dollaro e oltre il 15% sull'euro, suscitando le rimostranze di alcuni partner commerciali, a partire da Germania e Canada.

Uno yen debole stimola l'export e ridà competitiva all'industria giapponese, che negli ultimi anni ha perso posizioni sui mercati internazionali ma comincia a recuperare. Non a caso, oggi è stato ufficializzato la Toyota è ritornata al primo posto mondiale per le vendite di autoveicoli, superando di nuovo General Motors e staccando Volkswagen. Lo stesso esecutivo di Abe ipotizza che il target del 2% sull'inflazine non sarà raggiunto: l'indice dei prezzi al consumo dovrebbe però tornare finalmente positivo (per la prima volta da cinque anni) nell'ordine del +0,5%. Il Pil nominale dovrebbe quindi attestarsi al +2,7%. Abe, infine, ha sottolineato che con una economia in espansione e alcune revisioni delle imposte, gli introiti fiscali aumenteranno: per la prima volta in 4 anni, questi introiti (previsti in 43,100 miliardi di yen) dovrebbero superare l'ammontare delle vendite ordinarie di nuovi bond (42.850 miliardi).

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