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Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2013 alle ore 06:40.

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Non si può definire doccia fredda soltanto perché una revisione negativa delle prospettive economiche del 2013 era nell'aria. E tuttavia il prolungamento della recessione nell'Eurozona per tutto il 2013, confermato dalle ultime previsioni della Commissione europea, è un elemento che pesa - non poco - sulle spalle degli investitori. L'Europa resta infatti la destinazione preferita del risparmiatore medio, il vero mercato domestico in particolare per quanto concerne la componente obbligazionaria.
Per completezza, va sottolineato che in materia di stime e previsioni non mancano le sfumature, che però non modificano il quadro in radice. Un esempio in questo senso è rappresentato dal report di Standard&Poor's "Europe 2013: recession strike again". Pur in una cornice di segno analogo, appunto negativo, gli analisti sostengono, tra l'altro, che la situazione sarà migliore per la Germania e la recessione meno pronunciata in Italia rispetto a quanto ipotizzato dalla Commissione europea. Di contro, secondo S&P la ripresa del 2014 sarà meno brillante di quanto sostenuto da Bruxelles.
Non cambia appunto la sostanza, che naturalmente deve confrontarsi anche con il potenziale dirompente del "fattore P", cioè con la condizione di instabilità e incertezza politica dell'Italia. Infine, un ruolo di peso è giocato dalla financial repression, fenomeno con il quale bisognerà fare i conti a lungo. Il risultato è sintetizzato nel punto mensile di Fondaco: «In Europa il deterioramento del quadro macroeconomico è stato decisamente peggiore di quello Usa, i fattori potenzialmente positivi sono pochi e i possibili rischi ancora numerosi». Ne consegue, come intuibile, un contesto sfavorevole a chi investe in bond: «Nel medio periodo le prospettive sono negative, le valutazioni non in linea con i fondamentali macroeconomici e con la situazione politica e i rischi di nuove fasi di volatilità e avversione al rischio rimangono elevati, non compensati da rendimenti attesi adeguati».
«Siamo ormai a metà di una fase decennale caratterizzata da inflazione volatile ed espansione limitata - conferma Stuart Thomson, capo economista di Ignis asset management -, cioè da una crescita al di sotto del potenziale produttivo. La crescita globale manterrà questo trend almeno fino al 2018».
Tutto, insomma, spinge nella medesima direzione e suggerisce ai risparmiatori l'opportunità di procedere a qualche aggiustamento tattico. «Nel 2013 - spiega Marc Craquelin, direttore investimenti di Financière de l'Echiquier - la remunerazione dei prodotti del mercato monetario e dei titoli di Stato non sarà in grado di coprire l'inflazione. È arrivato il momento di riallocare gli asset su soluzioni che offrano rendimenti più elevati. Inoltre la compressione degli spread sulle obbligazioni societarie suggerisce agli investitori di essere più selettivi e tornare a concentrarsi sulle obbligazioni high yield. Infine, una selezione attenta sarà cruciale».
Altri suggerimenti pratici arrivano da Banca Intermobiliare di investimenti e gestioni: «Alla luce degli ultimi eventi - precisa la nota settimanale di Bim - sul breve termine può essere opportuna una certa prudenza in ottica tattica. D'altra parte, su un arco temporale di medio periodo il segmento del debito emergente in valuta locale resta attraente, in termini di rapporto tra rischio e rendimento».
In conclusione, dal mondo degli operatori emerge il suggerimento di procedere a un aggiustamento del portafoglio obbligazionario, ma per ora senza allarmismi. Anche se individuare le mosse giuste, nel polverone delle quotidiane emergenze, è tutt'altro che facile. Può però aiutare il fatto che, nonostante tutto, sulla tenuta dell'area euro prevalga ancora l'ottimismo. In primo luogo grazie all'impegno assunto dalla Bce e da Mario Draghi nello scorso luglio.
«Da bravi investitori pragmatici - conclude Didier le Menestrel, presidente di Financière de l'Echiquier -, ci ricorderemo del momento particolare in cui l'area euro è stata rimessa in sesto. Europeisti convinti, trarremo soprattutto la lezione che, in un'area euro resa sicuramente fragile dalla sua prima grande crisi finanziaria, la determinazione produce i migliori risultati. Ne sarebbe felice Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell'Europa, che affermava: "Quello che conta non è essere ottimisti o pessimisti, ma essere determinati"».
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