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Questo articolo è stato pubblicato il 16 marzo 2013 alle ore 08:18.

Il conto della crisi, soprattutto in Italia, è più salato del previsto. Ma anche il dividendo che UniCredit si prepara a staccare è superiore alle aspettative della vigilia: agli azionisti verrà distribuita una cedola da 9 centesimi (gli analisti ne prevedevano solo 6-7), a compensare i "sacrifici" del maxi-aumento del gennaio 2012 ma soprattutto «a sottolineare la fiducia che nutriamo nella capacità di UniCredit di creare valore ricorrente», come ha tenuto a sottolineare il ceo, Federico Ghizzoni.
Il bilancio approvato ieri dal board di Piazza Cordusio vede il ritorno all'utile, pari a 865 milioni, dopo i 9,2 miliardi di perdite accumulate nel 2011 soprattutto per le maxi-rettifiche sugli avviamenti. Anno positivo dunque, ma ultimo trimestre con segno meno: si è chiuso, infatti, in rosso per 553 milioni, zavorrato da 2,1 miliardi di accantonamenti sui crediti in sofferenza solo in Italia (9,6 miliardi il totale dell'anno per tutto il gruppo). Su tutto il 2012, i ricavi si sono attestati a 25 miliardi nel 2012, sostanzialmente stabili (+0,1%) sull'anno precedente. Vale la pena di spacchettarli: in calo del 6,3% i ricavi legati agli interessi e del 3,2% quello delle commissioni, a garantire la profittabilità 2012 è l'effetto combinato delle attività di trading (2,1 miliardi di ricavi, più che raddoppiati) con il contenimento dei costi (-2,9%), in particolare concentrato sulle spese per il personale, dove il gruppo ha risparmiato oltre 200 milioni rispetto al 2011, e sulla banca commerciale italiana, che ha messo a segno un taglio del 7 per cento.
«Oggi UniCredit è molto più forte rispetto a un anno fa dal punto di vista del capitale, dello stato patrimoniale e della liquidità e può guardare con fiducia alle sfide del 2013», ha detto Ghizzoni ieri, fornendo al mercato – dove il titolo ha chiuso a +0,58% – lo stesso messaggio di (cauto) ottimismo che il collega di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, aveva offerto a inizio settimana, presentando i "suoi" conti.
Sul fronte patrimoniale, il Core Tier 1 di UniCredit segna un incremento a fine dicembre al 10,84%, con un progresso di 17 punti base su settembre e un miglioramento ancora più netto rispetto all'8,40% di fine 2011; anche il Common Equity Tier 1 «anticipando pienamente gli effetti di Basilea 3», é pari al 9,2%, senza contare peraltro gli effetti della dismissione del 9,1% di Pekao, avvenuta nel 2013, che si porterà con sé altri 20 punti base, ma anche la cessione a KazNitrogenGaz di Atf, decisa proprio ieri dal cda: la fine dell'avventura in Kazakistan (costata 260 milioni di perdite solo nel 2012), dovrebbe portare nelle casse di UniCredit circa mezzo miliardo e altri 10 punti base ai fini di Basilea 3.
«Sono soddisfatto dei conti, e mi sembra lo siano anche i soci», ha detto Ghizzoni incontrando i giornalisti al termine del board. Tuttavia, a pesare sul gruppo resta il contesto economico generale: per questo, ha annunciato la banca, gli obiettivi del piano industriale andranno rivisti. «Non sono cancellati, al massimo verranno solo rinviati», ha assicurato Ghizzoni; che però non si è sbilanciato sul momento in cui verrà aggiornato il piano: «I mercati continueranno ad essere molto volatili e quindi non ha senso presentarne già un altro». Morale: per aggiornare le previsioni del piano – così come per rimborsare i fondi del doppio Ltro – in Piazza Cordusio si aspetta che torni il sereno, nella consapevolezza che l'incertezza politica non aiuta.
«La situazione é molto confusa, la dovremo seguire nei prossimi giorni e settimane per capire se c'é uno spiraglio o meno, altrimenti si dovrà tornare alle urne», ha fatto notare il consigliere delegato. Annunciando però un'iniziativa in controtendenza, ovvero l'assunzione di 500 giovani in Italia: «Vogliamo dare un segnale di attenzione al problema della disoccupazione che é piuttosto grave», ha detto Ghizzoni, specificando che le assunzioni «inizieranno a breve e saranno a tempo indeterminato».
Intanto ieri si è dimesso «per ragioni personali» il consigliere austriaco Friedrich Kadrnoska. Il cda proporrà all'assemblea – convocata per l'11 maggio – di nominare in sua sostituzione Alexander Wolfgring, attuale managing director e membro del board della Fondazione bancaria della città di Vienna.
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