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Questo articolo è stato pubblicato il 10 maggio 2013 alle ore 18:44.

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Via libera dell'assemblea dell'Eni alla distribuzione di un dividendo di 1.08 euro per azione con conseguente ricco "bottino" per l'azionista di maggioranza del gruppo guidato da Paolo Scaroni. Cassa Depositi e Prestiti, che detiene il 25,76% del capitale sociale, incasserà un assegno da 1,011 miliardi di euro, mentre il ministero dell'Economia, al 4,34% dell'azionariato, porterà a casa 170,1 milioni di euro.

Per gli azionisti del Cane a sei zampe, dunque, una buona notizia che fa il paio con l'annuncio dell'ad nel corso dell'assise relativo all'anno in corso. «Ho detto alla strategy presentation di Londra, che proporrò al cda - ha spiegato Scaroni - , che spero che approverà, un dividendo di 1,10 euro, in aumento di circa il 2% rispetto al
2012».

Il numero uno ha poi rassicurato gli azionisti sul futuro chiarendo che la policy sulle cedole non cambierà per i prossimi quattro anni. Eni ha infatti uno scenario di dividendo progressivo, crescente, per «tutto il periodo di piano». «Se il prezzo del petrolio resta uguale o superiore a 90 dollari al barile - ha precisato ancora l'ad - assicuriamo un dividendo crescente per tutti e quattro gli anni di piano». «Un trimestre un po' migliore o un po' peggiore non ha nessun impatto sulla politica dei dividendi», ha poi detto l'ad commentando il fatto che il primo trimestre abbia registrato un calo e spiegando che le «mancate produzioni verranno recuperate nel resto dell'anno». «Ci sentiamo ragionevolmente sicuri - ha aggiunto - di poter avere risultati in termini di profitti e produzione che ci consentiranno di pagare i dividendi».

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