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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2013 alle ore 10:20.

«Ne resterà uno solo». La frase-simbolo di Highlander, cult-movie di Russel Mulcahy datato 1986, sintezza perfettamente l'inarrestabile caduta dei patti di sindacato. «L'immortale» è il patto Mediobanca, per tutti gli altri vale l'esatto contrario: si stanno sciogliendo. L'accordo che ha dato il via a questo processo è quello che controlla Gemina: il patto parasociale stipulato tra Assicurazioni Generali, FondiariaSai, Sintonia, Mediobanca, UniCredit e Worldwide United (Singapore) si è sciolto il 30 aprile 2013, data in cui è stata deliberata la fusione per incorporazione in Atlantia.

Da allora, in rapida successione, i principali patti stanno cadendo come birilli ben prima della loro scadenza originaria. Il risultato è che ben presto scatterà il «liberi tutti» con un riposizionamento di vecchi e nuovi soci destinato a ridisegnare gli equilibri di tre società di spicco della finanza e dell'industria italiana: Pirelli (articolo in pagina), RcsMedia Group e Telecom Italia. Satelliti storici di Mediobanca e parte di un sistema di relazioni e incroci che risale in alcuni casi ai tempi di Enrico Cuccia, i patti che li controllano sono ormai da tempo in affanno. Colpa della crisi e degli aumenti di capitale necessari per la «continuità aziendale» (Rcs Mediagroup), ma anche di difficoltà strutturali e assenza di strategie (Telecom Italia). E, ancora, di stalli decisionali degli azionisti di riferimento (Pirelli). Insomma un quadro assai complesso che ha imposto una riflessione a quelli che, per definizione, sono stati per anni pattisti indiscussi di queste tre grandi società. E il percorso ha portato a una sentenza unanime: questi accordi, per anni punto di riferimento della finanza italiana, devono necessariamente essere ripensati ben prima del loro termine naturale.

Una Rcs Mediagroup senza patto e con Intesa Sanpaolo primo socio di riferimento insieme alla Fiat di John Elkann è uno scenario che qualche anno fa appariva assai improbabile. Invece oggi, in prospettiva, è di fatto la fotografia che potrebbe essere scattata post riassetto al gruppo editoriale. Tra i grandi soci di via Solferino, orfani di un consenso unanime sul percorso da seguire per salvare il gruppo e imprimere una vera svolta, c'è ormai la consapevolezza che l'accordo parasociale che per anni ha controllato la società vada verso lo scioglimento anticipato. Tempi e modalità, chiaramente, dipenderanno da come si evolverà uno scenario che allo stato attuale è ancora fumoso. Ma su un punto sono tutti concordi: il patto non ha più alcun motivo di esistere. Lo chiedono i soci storici prima di tutto, ma anche azionisti di spicco come Giuseppe Rotelli e Diego Della Valle che per anni sono rimasti fuori dal sindacato di via Solferino ma sembrano ora decisi ad avere un ruolo chiave nel riassetto.

Copione simile per l'assetto di controllo di Telecom Italia. Telco, la scatola partecipata da Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali e Telefonica, sembra destinata a sparire. A settembre scatta la prima finestra per la disdetta del patto. A marzo scorso, infatti, i soci della cassaforte hanno deciso di rinnovare l'accordo fino al 28 febbraio 2015. Tuttavia, agli stessi azionisti è stata concessa l'opportunità di richiedere la disdetta anticipata tra l'1 e il 28 settembre 2013, con esecuzione entro i sei mesi successivi. Tale eventualità potrebbe essere colta da alcuni soci. È il caso, per esempio, delle Generali. Ma più in generale c'è chi scommette che l'intera «proprietà» potrebbe optare per avere le mani più libere sull'intera partecipazione in Telecom Italia. Di certo tra debito da rifinanziare e patti in scadenza, la struttura di controllo di Telecom Italia sembra essere destinata a un prossimo riassetto.

Infine, come già detto, c'è il possibile anticipo dello scioglimento del patto Pirelli. Insomma, da qui a fine anno i tre accordi potrebbero essere stralciati. Tutto questo mentre dovrà essere ridisegnato quello che, per definizione, è il patto dei patti: Mediobanca. In questo caso, una convivenza «libera» tra i numerosi soci di piazzetta Cuccia è assai improbabile. Piuttosto l'obiettivo sarebbe quello di rendere più snello l'accordo che attualmente vincola il 42,13% del capitale. La soglia del 35% potrebbe essere una opzione ritenuta interessante da alcuni pattisti, di certo sotto il 40%. Il cantiere è già aperto.

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