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Questo articolo è stato pubblicato il 11 giugno 2013 alle ore 17:26.

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Luigi Zunino (ImagoEconomica)Luigi Zunino (ImagoEconomica)

A volte ritornano, ma senza perdere il vizio. E il vizio di Luigi Zunino emblema degli immobiliaristi rampanti degli anni novanta è quello di andare a debito. E anche questa volta, nel suo ritorno sul luogo del delitto, cioè l'Opa sulla sua ex creatura, quella Risanamento da cui ha dovuto fare un passo indietro pena il fallimento, i soldi messi sul piatto con ogni probabilità non usciranno dal suo portafoglio.

Saranno ancora le banche a finanziarlo come hanno sempre fatto al di là di ogni immaginazione. E il tema più che il ritorno in pista di uno degli ex furbetti, è che le banche continuino a dargli fiducia. Proprio ora che il credito viene lesinato come non mai. Proprio ora che sono venuti a mancare 50 miliardi di prestiti alle imprese solo nell'ultimo anno. Il paradosso è proprio questo. Si nega il credito al signor Brambilla, ma se ti chiami Zunino allora le porte si riaprono così come i cordoni della borsa.
E quel che appare più singolare è proprio l'attestato di fiducia rinnovato dall'industria bancaria a un uomo che ha fatto di tutto per non meritarsela più. Di soldi suoi in tutte le grandi operazioni immobiliari che lo hanno visto protagonista Zunino ne ha messi sempre pochi. Molto pochi.

All'apice del successo, prima di venire travolto dalla grande crisi, tra la sua Risanamento e le sue holding personali, Luigi Zunino vantava crediti con il sistema bancario per oltre 3,6 miliardi di euro. Una montagna di denaro concessa dagli istituti a una sola persona fisica. Si dirà, altri tempi. Vero. Ma tanta fiducia non è stata ripagata con altrettanta disponibilità a rientrare dall'immensa leva finanziaria. Basta guardare l'evoluzione della vicenda Zunino e lo strascico pesante lasciato in eredità alle banche. Dal 2007 al 2009, prima del cambio della guardia (banche in maggioranza al posto di Zunino) sulla cabina di regia di Risanamento, la società ha visto incrementare il debito finanziario da 2,5 miliardi a 2,8 miliardi. Zunino ha dato in pegno azioni, è sceso al 24% di Risanamento e ha visto liquidare le sue tre holding personali (Nuova Parva, Tradim e Zunino Investimenti Italia) gravate anche'esse da centinaia di milioni di debiti non rimborsati.

E a tutt'oggi Risanamento non è rientrata dalla sbornia. Il debito finanziario viaggia tuttora a 1,8 miliardi con un patrimonio netto negativo per la bellezza di 200 milioni. Se non fosse per gli immobili parigini di pregio in portafoglio. Risanamento sarebbe carta straccia. E a quelli punta Zunino. Di nuovo in pista. Ma sempre carico di debiti.

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