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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2013 alle ore 06:47.
Le banche centrali non hanno ancora smarrito del tutto la fiducia nei confronti dell'oro: Russia e Kazakhstan, in particolare, hanno di nuovo aumentato le riserve auree in maggio, acquistando rispettivamente 6,2 e 4 tonnellate del metallo, secondo le statistiche pubblicate dal Fondo monetario internazionale. Acquisti di entità più ridotta sono stati effettuati anche da Azerbaijan, Kyrgystan, Nepal e Brunei, a fronte di vendite da parte del Messico e della Repubblica Ceca. Il sostegno del settore ufficiale è stato tuttavia ignorato dal mercato. L'oro ha anzi testato un nuovo minimo triennale, scendendo fino a 1.272 dollari l'oncia sul mercato spot londinese.
Altri fattori, di segno negativo, restano in primo piano. Dop Goldman Sachs e Ubs, anche altre grandi banche – tra cui Morgan Stanley e Credit Suisse – hanno tagliato le previsioni sui prezzi. E il Governo indiano è intervenuto per l'ennesima volta per arginare le importazioni di oro, benché nel Paese non sembri essere scattata una corsa agli acquisti simile a quella seguita al crollo di aprile.
Stavolta New Delhi si è concentrata sulle banche rurali, presso le quali transita circa il 60% della domanda di oro del Paese, estendendo il divieto – già in vigore per i maggiori istituti – di prestare denaro a fronte della consegna di gioielli, monete o addirittura Etf sull'oro. Dopo il boom di importazioni di maggio, l'India ha già alzato dal 6 all'8% i dazi di importazione e limitato gli ordini di oro allo stretto fabbisogno degli orafi, per la lavorazione di gioielli da esportare. «Sembra che il ministero della Finanza abbia dichiarato guerra all'oro – ha commentato Ross Norman, ceo di Sharps Pixley – In questo modo suggeriscono però di aver perso il controllo dell'economia e questo dovrebbe spingere più che mai a desiderare il possesso di oro».
A livello globale appare comunque sempre più evidente la disaffezione, quanto meno degli investitori, verso l'oro: un elemento importante, se si pensa che oggi rappresentano il 35% della domanda, contro il 9% di una decina di anni fa. A cambiare il panorama erano stati soprattutto gli Etf, ma quest'anno – per la prima volta – il loro patrimonio in oro si è ridotto, scendendo addirittura del 20 per cento. In termini di valore i riscatti ammontano finora a circa 55 miliardi di dollari.
C'è poi un altro segnale, che secondo Standard Chartered dovrebbe invitare a riflettere: le quotazioni dell'oro sembrano essersi sganciate dall'andamento dei mercati azionari. Il lingotto, che tra il 2004 e il 2012 aveva ricalcato piuttosto fedelmente l'indice S& P 500 (con una correlazione positiva tra 0,6 e 0,9), quest'anno è in ribasso del 24%, a fronte di un rialzo di oltre il 10% per Wall Street.
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