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Questo articolo è stato pubblicato il 07 agosto 2013 alle ore 06:46.

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MILANO
Prosegue il ridimensionamento dei prezzi dell'oro. Dopo le fiammate di un paio di settimane fa, quando a Londra venne toccata la soglia dei 1.340 dollari l'oncia, ieri il metallo giallo ha accusato un nuovo scivolone per chiudere al 2° fixing a 1.280,5 dollari, l'1,9% in meno della seduta precedente. Ribassi analoghi a New York, dove la prima posizione di future è stata scambiata attorno a 1.284 dollari, con ribassi nell'ordine dell'1,5% rispetto a lunedì. A deprimere il settore stanno contribuendo diversi elementi. Gli stessi per esempi che stanno frenando la corsa di Wall Street, ossia i timori di un assottigliamento del programma di acquisto di bond (ossia la "riduzione graduale" del piano di iniezione monetaria varato lo scorso anno). Preoccupazioni che sono state confermate confermate dalle dichiarazioni del governatore della Fed di Dallas, Richard Fisher. Da non dimenticare poi che i ribassi vengono alimentati dal rafforzamento del dollaro – che rende gli acquisti più cari in moltissimi dei grandi importatori del settore, India su tutti – e dai programmi di vendita automatici che scattano sotto detrminate soglie di prezzo. I continui segnali sul rafforzamento della ripresa economica potrebbero spingere gli investitori a cambiare strategie, indebolendo il ruolo di «bene rifugio per eccellenza» del metallo prezioso.
Difficile fare previsioni sulla direzione del mercato almeno nel breve periodo. «È arduo riuscire a leggere con precisione i movimenti dei prezzi nel mesi estivi – ha commentato Ross Norman, ceo della Sharps Pixley – quando forti oscillazioni possono verificarsi in presenza di modesti volumi di scambi. Comunque penso che le quotazioni del metallo giallo possano, almeno nel breve, sperimentare ulteriori indebolimenti».
Da non dimenticare inoltre che la domanda di oro sul mercato fisico resta a livelli "insoddisfacenti". Basti pensare la frenata degli acquisti in India – il maggior consumatore del comparto – dove il Governo ha recentemente e nuovamente alzato i dati all'import. La Cina poi in giungo ha ridotto del 4% le sue importazioni di oro da Hong Kong, suo fornitore "chiave".
Una mano al riequilibrio del comparto sembra arrivare invece, oltre che dalla frenata in atto nel settore minerario, anche dal settore del riciclo. Il World Gold Council ritiene infatti che la recentissima a ampia flessione dell'attività di riciclo dal settore del gioiello possa aiutare a rendere meno pesante il surplus di offerta che grava sul mercato e dare "una mano" alla ripresa dei prezzi. Da ricordare infatti che sul mercato quest'anno sono state "riversate" circa 650 tonnellate di oro derivante soprattutto da disinvestimenti da parte di grandi fondi. L'offerta di oro "riciclato" – secondo le stime del Wgc – quest'anno rischia infatti di scendere di 300 tonnellate, rispetto alle 1.600 calcolate per il 2012. «Molte persone – ha spiegato Marcus Grubb, responsabile investimento al Wgc – visti i prezzi bassi preferiscono non vendere i propri gioielli per fare cassa» in attesa di "tempi migliori". Per contro i grandi acquirenti – sempre India e Cina – rinviano gli acquisti sperando di "spuntare" condizioni più favorevoli.
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