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Questo articolo è stato pubblicato il 01 ottobre 2013 alle ore 06:48.

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Ora si vedrà se il nuovo (l'ennesimo e tardivo) accordo delle banche creditrici con Zaleski riuscirà a evitare perdite milionarie per Banca Intesa. Ci vorrà tempo e solo la possibilità di realizzo degli asset consentirà alle banche (Intesa in testa) di rientrare di parte degli ingenti debiti contratti negli anni dal raider franco-polacco.
Di certo per ora Intesa ha 800 milioni di crediti verso la Tassara di Zaleski, messi a incaglio, l'anticamera delle perdite.
Ma non c'è solo Zaleski a rappresentare una spada di Damocle su uno dei due big del credito italiano.
Il disastro Alitalia
È gran parte del portafoglio delle partecipazioni di sistema, tanto care alla banca e al suo presidente Bazoli, ad annaspare e non da ieri.
Basti pensare all'avventura disastrosa di Alitalia, di cui Intesa possiede il 10%, e che è stata oggetto di svalutazioni nel tempo.
Del resto la compagnia ha bruciato 1,2 miliardi dall'esordio e un altro socio forte come Atlantia ha effettuato svalutazioni per oltre il 90% dell'investimento iniziale. I soldi bruciati sull'altare dell'italianità del vettore, tanta cara a Berlusconi e avallata da Passera, che sfruttò l'occasione per cedere l'AirOne dell'indebitato (con Intesa) Toto, valgono almeno 100 milioni per Intesa.
Le perdite su Telecom
Ma come non dimenticare il capitolo, anch'esso più che fallimentare di Telecom.
La banca guidata dal duo Bazoli-Passera ha l'11,6% della Telco, la scatola che possiede il 22,4% della compagnia telefonica italiana. Ebbene quella piccola ma pesante partecipazione indiretta è costata a Intesa 367 milioni di euro di svalutazioni solo nel biennio 2011-2012. Ora il disimpegno con la salita di Telefonica dovrebbe porre fine alle perdite, ma di certo l'avventura in Telecom è stata pesante per in conti della banca. L'altro capitolo spinoso e tuttora aperto nel dossier partecipazioni è quello di Zunino.
Il capitolo Zunino
La sua Risanamento ampiamente finanziata dalle banche tra cui Intesa è stata salvata dagli istituti di credito dopo il dissesto. Zunino arrivò a cumulare negli anni pre-crisi debito complessivo con il sistema bancario per oltre 3 miliardi e tuttora la Risanamento post-dissesto ha 1,8 miliardi di posizione finanziaria netta negativa e patrimonio netto anch'esso in rosso per 200 milioni. Intesa si ritrova come primo azionista con il 36% del capitale e ha dovuto rettificare il valore di Risanamento per 101 milioni nel 2011 e per 12 milioni nel 2012. Ma l'elenco delle partecipazioni di sistema in difficoltà è lungo. C'è la quota del 4,8% in Rcs fonte di perdite ancora nel 2012, insieme alla Ntv, la società del treno veloce di Montezemolo, Punzo e Della Valle, in cui Intesa ha il 20% che è stata oggetto di svalutazioni l'anno scorso. Ntv ha infatti raddoppiato a 77 milioni la perdita del 2012. Senza contare le croniche difficoltà della catena alberghiera sapgnola Nh Hoteles e della sua succursale italiana Nh Italia ambedue in perdita anche nel 2012 e che hanno visto svalutazioni per la quota di Intesa. Ma anche Sirti, posseduta per il 27% da Banca Imi, non naviga in buone acque.
Dopo la perdita per 22 milioni nel 2011, ha chiuso in lieve passivo ancheil 2012. La società paga gli alti interessi sul debito che mandano in rosso il conto economico. La banca di sistema paga dazio così alla crisi italiana. E non da ieri. Un modello da ripensare? I numeri dicono di sì.
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