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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2013 alle ore 07:58.
L'ultima modifica è del 29 novembre 2013 alle ore 08:21.

La cura che ammazza il cavallo tutta, o quasi, fotografata da un grafico. Dati della Banca centrale europea, che ieri ha pubblicato il rapporto mensile sugli aggregati monetari. La zona d'ombra è quell'ulteriore peggioramento della contrazione del credito bancario alle imprese. A ottobre -3,7% anno su anno. Era -3,6% un mese prima.

Quindi, a dispetto della retorica sulla fine della crisi e l'imminenza di una fase espansiva, va registrata una conferma e una smentita. Conferma nel fatto che l'intera eurozona fatica a ritrovare la fisiologia del meccanismo della domanda e dell'offerta. Il mercato interno langue, da anni i consumi sono in calo quasi ovunque, Germania compresa.

Il grafico da cui è partito il ragionamento dice che certamente dal 2011 i prestiti delle banche alle società non finanziarie, quindi all'economia reale, sono in persistente e netto calo in gran parte dell'eurozona. Dietro la media del -3,7% di trilussiana memoria, emerge che dal tracollo si salvano soltanto Olanda, Francia e Germania (che, comunque, non brilla). Italia, Portogallo, Grecia e ancora peggio la Spagna (a proposito della quale da settimane si parla di fine della recessione) soffrono una marcata tendenza al ribasso. Curioso, va detto, che l'Olanda - paese creditore eppure in affanno perché paradossalmente vittima dell'austerity che propugna - si stacchi dal gruppo e vanti ancora una situazione migliore che nel 2009, seppure attualmente in calo. Sopra la linea di galleggiamento resiste la Francia. Tutti gli altri sono sotto.

Il cavallo, insomma, non beve. Perché la disoccupazione nell'area euro al 12% (anche questa è una media, si oscilla dal 5,4% della Germania al 27 di Grecia e poco meno Spagna) fa sì che i consumi si contraggano, le imprese siano costrette a produrre meno e a licenziare di più. E dunque frenino sulla richiesta di prestiti. Una spirale che si autoalimenta. Mentre gli euro-aggiustamenti imposti agli Stati in nome della lotta senza quartiere al debito e i veti sulle manovre espansive (il famoso tetto del 3% al deficit/Pil, architrave del trattato di Maastricht, rinnovato dal recente Six-Pack nel quale c'è il Fiscal compact, in vigore tra due anni) staccano inesorabilmente la spina alla domanda interna.

Non è un caso che, secondo un recente sondaggio del Wall Street Journal, le aziende tedesche stiano pianificando di investire per oltre il 43% nelle economie emergenti, solo per il 15% in patria e per appena il 5% nel resto d'Europa. In breve, non credono nel mercato interno dell'eurozona. Le scelte di chi vive di export, come le aziende teutoniche, rivelano molte cose sulle attese future.

I numeri dicono questo, nonostante le recenti previsioni economiche d'autunno della Commissione Europea che entro il 2015 prevedono una «ripresa graduale che acquista velocità»: +1,7% la stima del Prodotto interno lordo reale, ovvero rettificato per variazioni di prezzo, tra due anni. E poco possono, al massimo evitare il peggio, le manovre della Bce. I tassi di interesse di riferimento ancora più bassi - a inizio mese sono stati tagliati al nuovo minimo storico dello 0,25% - e la facilità di accesso ai rifinanziamenti garantita alle banche sono sì condizioni agevolate, ma faticano a riflettersi nel credito concesso dalle banche alle imprese, che invece continua a peggiorare.

Tornando ai dati da Eurotower, la Bce riferisce che il credito alle famiglie ha segnato un andamento pressochè invariato: +0,1 %. La maggiore componente, quella dei mutui per l'acquisto di immobili, ha invece registrato una lieve accelerazione al più 0,9 % a ottobre dal più 0,8 del mese precedente. Variazioni che anche quando sono positive non vanno oltre numeri da prefisso. L'insieme del credito al settore privato (imprese più famiglie) continua invece a segnare una dinamica negativa, meno 2,1% in peggioramento dal -2% di un mese prima. Infine, anche il generale aggregato sull'offerta di moneta M3 ha subito un netto indebolimento, al +1,4 % a ottobre dal più 2 di settembre, dato peggiore delle attese degli analisti.

Giovedì prossimo, intanto, tornerà a riunirsi il Consiglio direttivo della Bce, e proseguono le indiscrezioni di stampa secondo cui i banchieri centrali di Eurolandia stanno ancora studiando la possibilità, non scontata, di varare nuove misure di supporto al credito e all'economia.

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