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Questo articolo è stato pubblicato il 13 maggio 2014 alle ore 13:36.

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La risposta ad Abu Dhabi dovrebbe essere pronta nel fine settimana. Le banche e i maggiori soci di Alitalia stanno definendo la risposta da inviare a Etihad Airways per far ripartire la trattativa. Nel vertice di ieri a Palazzo Chigi è stato concordato uno schema che prevede la rinuncia delle banche a un terzo dei crediti verso Alitalia che Etihad giudica in eccesso.

Debiti da sforbiciare tra 400 e 565 milioni
Si parla di un totale di almeno 400 milioni di euro. A questo conto potrebbero però aggiungersi ulteriori 165 milioni: sono i prestiti che Alitalia ha ottenuto dalle banche dopo l'aumento di capitale per 300 milioni di euro completato in dicembre. Dopo l'incontro con il sottosegretario Graziano Delrio e il capo segreteria tecnica del ministero dell'Economia, Fabrizio Pagani, il vertice di Alitalia, i soci e le banche stanno lavorando per tradurre in pratica e nei dettagli quella che, secondo Palazzo Chigi, è un'intesa per arrivare a un accordo con il vettore degli Emirati Arabi Uniti.

Le posizioni di Intesa Sanpaolo e Unicredit
«Il governo ha fatto un comunicato chiarissimo. Non fatemi aggiungere nulla rispetto a quello che hanno detto loro», è il commento di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, che ha precisato di essere stato presente al vertice con Delrio, mentre non c'era l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. «Io a differenza di Ghizzoni c'ero all'incontro, quindi se hanno fatto un comunicato stampa esprime anche quello che era il mio pensiero», ha spiegato Messina, aggiungendo: «Magari tra qualche giorno avrete più dettagli». Il lavoro di definizione della proposta formale da trasmettere a Etihad non è privo di incognite. Potrebbero sempre emergere imprevisti, da quanto emerso lunedì c'è una disponibilità degli istituti a fare rinunce, anche se non c'è una convergenza al 100% delle banche su tutti gli aspetti, come ha fatto capire anche l'ad di Unicredit, Ghizzoni. «Siamo disposti a fare quello che è possibile, ma non tutto, per aiutare alla definizione di questa trattativa», ha detto Ghizzoni. I rappresentanti di Unicredit hanno ricordato a Palazzo Chigi che la loro esposizione verso Alitalia è composta soprattutto di finanziamenti per factoring, per 140 milioni, cioè anticipazioni che secondo la banca non potrebbero essere oggetto di sacrificio come gli altri tipi di prestiti. La banca più esposta con Alitalia è Intesa Sanpaolo, con almeno 280 milioni di crediti, inoltre è il primo azionista della compagnia con il 20,59% del capitale. Nel libro soci ci sono quindi Poste (19,48%), Unicredit (12,99%), l'Immsi di Roberto Colaninno (10,19%) e la società autostradale dei Benetton, Atlantia (7,44%). Poi c'è Air France-Klm (7,08%), che segue con attenzione la partita anche se non è coinvolta direttamente, ma sta trattando con Etihad un rafforzamento della collaborazione commerciale sui voli tra la Francia e Abu Dhabi.

L'incognita adesso è cosa dirà Etihad
Una fonte autorevole che ha partecipato all'incontro precisa che c'è la consapevolezza che la proposta mesa a punto non soddisfa per intero le richieste di Etihad. La compagnia araba ha chiesto la cancellazione di 400 milioni di debiti e non di un terzo di questa somma. La proposta di mediazione italiana prevede che gli altri due terzi vengano convertiti dalla banche in capitale di Alitalia. Questo passaggio andrà verificato con James Hogan, l'amministratore delegato di Etihad. Si tratta di vedere anche come sistemare i 165 milioni di prestiti ulteriori che Alitalia ha avuto dopo la ricapitalizzazione, 70 milioni ciascuno a carico di Intesa e Unicredit, gli altri 25 milioni divisi tra Mps e Popolare di Sondrio. Se Etihad non accetterà questa controproposta, il governo dovrà riconvocare le banche per farne un'altra.

Confermata la "newco" Alitalia
Da parte italiana è confermato lo schema della costituzione nuova Alitalia, la "new company" scorporata dall'attuale Alitalia-Cai, nella quale resteranno il contenzioso e tutte le pendenze legali con il passato, dal 2008 a oggi. Il governo esclude che la Cai possa diventare una bad company come la vecchia Alitalia pubblica, liquidata nell'agosto 2008 per far nascere la Cai dei Capitani coraggiosi o "patrioti", come li definì Silvio Berlusconi. Ma adesso la vecchia Cai è arrivata al capolinea, il progetto dei Capitani coraggiosi è fallito. Etihad, se si farà l'operazione come vuole il governo, metterà i suoi soldi, da 400 a 550 milioni di euro, solo nella nuova Alitalia. In cambio la compagnia degli Emirati avrebbe una quota tra il 40 e il 49%, non può avere la maggioranza azionaria perché è un soggetto extra-Ue, ma sarebbe comunque l'azionista che comanda. Sempre che Bruxelles non faccia obiezioni.

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