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Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2014 alle ore 18:15.
L'ultima modifica è del 20 maggio 2014 alle ore 19:44.

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(Afp)(Afp)

PARIGI - Andrea Bonomi diventa il primo azionista del Club Méditerranée (con poco più del 10%) e si fa sempre più duro lo scontro tra il finanziere italiano e la coppia degli altri soci forti (i cinesi di Fosun e Ardian, l'ex Axa Private Equity) che insieme detengono poco meno del 20% e hanno lanciato un'Opa sul gruppo francese dei villaggi vacanze all inclusive.

Dieci anni dopo l'uscita della famiglia Agnelli, durante i quali l'azionariato della società ha conosciuto molti cambiamenti e altrettanti bilanci in rosso, è quindi nuovamente un italiano ad agitare le acque del Club Med. L'ultimo capitolo della storia del gruppo, sul quale ha regnato per trent'anni il mitico Gilbert Trigano, si è aperto quasi un anno fa, il 27 maggio del 2013, quando Fosun e Ardian (che hanno rispettivamente il 9,5% e l'8,9% dei titoli) lanciano la loro Opa, al prezzo di 17 euro. Ben presto ritoccato a 17,50 euro.

L'offerta viene approvata in giugno dal cda guidato da Henri Giscard d'Estaing, figlio dell'ex presidente della Repubblica, che ha rivisto la strategia del Club Med interrompendo il processo di diversificazione avviato dal suo predecessore e scommettendo su una proposta di maggiore qualità e più costosa. Con particolare attenzione al mercato cinese, dove il Club ha già aperto due villaggi e ne ha in programma altri tre. In questo senso l'operazione con Fosun ha certo una logica. Oltre a quella di dare finalmente un assetto azionario stabile alla società, che sta faticosamente cercando un ritorno alla redditività. L'offerta, che alcuni azionisti ritengono troppo bassa, viene però bloccata da due ricorsi e si riavvia solo venti giorni fa, quando il tribunale li respinge.

A quel punto sembra che le cose sia fatte. Il 23 maggio, alla chiusura dell'Opa, il Club Med dovrebbe essere sotto il controllo di Gaillon Invest, il veicolo costituito da Fosun e Ardian. Ma una decina di giorni fa esce allo scoperto Bonomi, che attraverso la società Strategic Holdings ha cominciato a rastrellare titoli, superando di volta in volta la soglia del 5%, del 7%, ora del 10% e non sembra avere intenzione di fermarsi.

L'Opa è a rischio. Gaillon può contare su circa il 40%, ma superare il 50% potrebbe diventare molto difficile. Bonomi ha ovviamente detto che non apporterà i suoi titoli. Ma nel frattempo il valore in Borsa sfiora i 19 euro e sono in molti a storcere il naso di fronte ai 17,50 euro dell'offerta. La stessa famiglia Benetton, che attraverso Edizione ha il 2% del Club, ha deciso di invertire la rotta: dopo aver annunciato l'intenzione di aderire, nei giorni scorsi ha cambiato idea.

Nella comunicazione all'Amf, la Consob francese, Bonomi ha detto che non intende lanciare un'Opa alternativa, che non agisce di concerto con altri azionisti e che si tratta di un investimento di lungo periodo. L'intento è palesemente quello di far fallire l'operazione, probabilmente con l'obiettivo di aumentare ulteriormente la partecipazione quando il prezzo – dopo il 23 maggio – scenderà. Anche se il finanziere italiano ha dichiarato che non ha «obiettivi specifici» sull'entità della quota da acquisire e non ha «l'intenzione di assumere il controllo della società».

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