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Questo articolo è stato pubblicato il 01 luglio 2014 alle ore 07:04.
L'ultima modifica è del 01 luglio 2014 alle ore 07:05.

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Non si placa la stretta di Banca d'Italia sui piccoli istituti. Solo negli ultimi mesi sono finite in amministrazione straordinaria altre tre banche e quattro intermediari.
Un'escalation che porta a 20 il numero dei soggetti commissariati dall'Autorità e che ha visto finire sotto tutela da inizio anno ben 9 tra istituti e intermediari. Segno inequivocabile della crisi, ma anche della malagestio che ha costretto Bankitalia a estromettere i vertici. Tra le banche l'ultima in ordine di tempo è la Banca Padovana di credito cooperativo. Poco prima era finita sotto tutela la Banca Popolare dell'Etna. E a inizio anno era toccato alla Bcc Irpina di Avellino e alla Cassa di Risparmio di Loreto.

Tra gli intermediari è toccato poche settimane fa alla veneta Est Capital Sgr; alla Commercio e Finanza di Napoli (gruppo Carife, già commissariato da tempo); alla Imel.Eu di Bergamo; ad Adenium Sgr e Medioleasing. Tutte realtà che si aggiungono all'abruzzese Tercas, commissariata oltre due anni fa; a Banca Marche; alla Carife alla Popolare di Spoleto. C'è un filo rosso che unisce tutte queste realtà. Sono per lo più banche cooperative e piccole popolari. Ed è questo che dovrebbe sorprendere. Già perchè sono banche locali storicamente poco inclini alla finanza speculativa, che raccolgono e impiegano sul territorio. Eppure molte di loro sono crollate sotto il peso dei crediti andati in sofferenza erogati magari a pochi soggetti e fuori dal territorio.

La storia di Banca Marche è simbolica. La banca per anni gestita da Massimo Bianconi raccoglieva sì sul territorio, ma finanziava, concentrando il rischio su pochi soggetti, spesso fuori Regione. L'inchiesta ha rivelato operazioni sospette di leasing e prestiti con almeno 16 clienti condotte da Bianconi. Tra i nomi quelli dell'immobiliarista bolognese Vittorio Casale già finito agli arresti per vari reati; del gruppo pugliese Ciccolella finito in un'inchiesta per truffa sui finanziamenti europei; del costruttore Lanari e dell'imprenditore farmaceutico Canio Mazzaro.

Prestiti facili andati in sofferenza e che hanno visto esplodere i crediti malati sopra quota 2 miliardi. Copione analogo per la Cassa di risparmio di Ferrara, andata a gambe all'aria per avere finanziato copiosamente due iniziative immobiliari a Milano finite male
Altro che banca del territorio, solida perchè raccoglie e impiega in loco. In molti casi non è andata così. E qui entra in gioco la governance. Spesso i vertici delle piccole banche cooperative e popolari agiscono come veri e propri dominus incontrastati e senza contrappesi adeguati di controllo. E la gestione del credito diventa affare personalistico, favorendo magari chi non ha merito di credito adeguato. C'è da chiedersi ad esempio perchè l'ultima commissariata, la Banca Padovana di credito cooperativo avesse accumulato già nel 2011 sofferenze e incagli lordi pari al 27% del portafoglio, il doppio della media del sistema.

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