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Questo articolo è stato pubblicato il 14 agosto 2014 alle ore 10:33.
L'ultima modifica è del 14 agosto 2014 alle ore 17:38.

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Riforme strutturali insufficienti nei paesi dell'Eurozona costituiscono «un altro rischio al ribasso» per le prospettive economiche. È l'allarme lanciato dalla Banca centrale europea nel suo bollettino mensile, che cita fra i rischi anche una «domanda interna inferiore alle attese». I dati economici più aggiornati, compresi quelli delle indagini congiunturali disponibili per luglio, «restano coerenti con l'aspettativa del Consiglio direttivo circa il protrarsi di una ripresa moderata e disomogenea dell'economia dell'area dell'euro», ma i rischi per le prospettive economiche dell'area, affermano dall'Eurotower, «restano orientati al ribasso». In particolare, «i maggiori rischi geopolitici nonchè gli andamenti nei Paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero essere in grado di influenzare negativamente le condizioni economiche, anche tramite effetti sui prezzi dell'energia e sulla domanda mondiale di beni e servizi provenienti dall'area dell'euro».

Le previsioni su Pil
Le previsioni della Bce hanno ridotto marginalmente la stima di crescita per l'Eurozona per quest'anno, portandola dall'1,1% all'1% mentre sono rimaste invariate le stime per il 2015 e il 2016, rispettivamente all'1,5% e l'1,7%. Lo si legge nella "Survey of Professional Forecasters" per il terzo trimestre 2014, contenuta nel Bollettino mensile della Bce, e condotta tra il 17 e il 24 luglio di quest'anno sulla base delle risposte di 59 previsori. La revisione, si legge nel documento, è dovuta alla dinamica più debole del previsto nel secondo trimestre, dovuta principalmente a esportazioni e a una crescita dei consumi privati inferiori alle attese. Le attese dei previsori «implicano un graduale rafforzamento dell'attività economica nei prossimi anni».

Disoccupazionesempre elevata
La disoccupazione nell'area dell'euro «resta elevata e, nel complesso, la capacità produttiva inutilizzata permane considerevole», scrive la Bce nel Bollettino. Gli ultimi dati relativi al tasso di disoccupazione nell'area dell'euro, aggiunge, «suggeriscono un lieve miglioramento del mercato del lavoro: nondimeno, persistono marcate differenze tra Paesi e fasce di età» e «sebbene i risultati delle indagini stiano migliorando, questi restano coerenti con progressi soltanto modesti nel prossimo futuro». In giugno il tasso di disoccupazione nell'Eurozona è sceso leggermente all'11,5%, ricorda la Bce, dopo essersi stabilizzato all'11,6% in aprile e maggio. Questo miglioramento riflette altresì il calo continuo seppur moderato del numero dei disoccupati sin dall'ultimo trimestre del 2013. Nel secondo trimestre di quest'anno, il tasso di disoccupazione si è collocato all'11,6% contro l'11,7% del primo trimestre e l'11,9% dell'ultimo trimestre del 2013. Gli andamenti più recenti «indicano con chiarezza che il tasso di disoccupazione ha toccato un massimo e che i mercati del lavoro si sono avviati verso un miglioramento». L'ultima rilevazione, tuttavia, conclude la Bce, «supera comunque di 4,3 punti percentuali il dato del marzo 2008, quando la disoccupazione al minimo ciclico prima dell'inizio della crisi finanziaria».

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