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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2014 alle ore 17:13.
L'ultima modifica è del 29 agosto 2014 alle ore 17:14.

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MILANO - Offerta ampia e consumi deboli lasciano prevedere un surplus di offerta per quest'anno e un conseguente calo dei prezzi del petrolio. Questi ultimi tuttavia continuano a trovare un forte sostegno nelle tensioni geopolitiche soprattutto in Ucraina.
La tensione tra Mosca e Kiev sta infatti salendo alle stelle, al punto che ieri il premier ucraino, Arseni Yatseniuk, ha chiesto ai Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu di convocare una riunione straordinaria dopo gli ultimi sviluppi del conflitto nell'est del Paese. «La Russia ha aumentato sostanzialmente la sua presenza militare in Ucraina» ha denunciato il premier sostenendo che «le forze russe hanno preso il controllo di una città marittima e di diversi villaggi».

In Iraq - il secondo maggior produttore dell'Opec, il Cartello degli esportatori – la situazione è sempre più delicata. Le ultime notizie da questo fronte parlano di un impianto petrolifero nel nord del paese dato alle fiamme dai jihadisti dello Stato islamico (Is), nel tentativo di fermare l'avanzata dei militari curdi (peshmerga). Lo hanno rivelato fonti militari del Kurdistan iracheno all'agenzia Dpa, spiegando che l'impianto interessato si trova nell'area di Zumar. La zona è sotto il controllo dell'Is, ma è assediata dai peshmerga, che cercano di riconquistarla. Finanziate e addestrate da molte potenze straniere, le forze curde sono impegnate in una missione di riconquista dei territori del nord dell'Iraq finiti in mano ai jihadisti. Nonostante ciò il Paese continua a estrarre petrolio a ritmi sostenuti: 2,94 milioni di barili al giorno, contro i 3,08 calcolati in luglio.

Anche in Libia – nonostante gli scontri armati – la produzione petrolifera è in graduale ripresa (secondo dati Opec l'output in agosto ha viaggiato al ritmo di 530mila bg, contro 430mila di luglio). L'azienda petrolifera statale Noc parla di ritmi ancora più elevati. Da ricordare che all'inizio dell'anno il Paese produceve circa 1,5 milioni di bg. Anche in Libia tuttavia i venti di guerra soffiano sempre più forte. Ieri le milizie di Zintan hanno marciato verso la capitale libica Tripoli con l'intento di attaccare le milizie islamiche che tengono sotto controllo alcuni quartieri della città, tra le quali Fajr Libia (Alba della Libia). Lo ha riferito «Sky News Arabia», ricordando che le milizie di Zintan sono alleate del cosiddetto "Esercito nazionale libico", guidato dall'ex generale Khalifa Haftar. Per contro diversi gruppi islamici armati si starebbero radunando nella zona dei Monti Nefusa, a sud di Tripoli, con l'intento di dare man forte alle milizie islamiche che sono in città. Raid aerei poi sono stati effettuati sempre dalle forze armate di Haftar contro la sede del consiglio rivoluzionario di Bengasi.

Tornando al mercato, ieri tra ampie oscillazioni i prezzi del Brent sono scesi fin sotto la soglia dei 102,50 dollari, mentre quelli del Wti (il greggio di riferimento dei mercati Usa) sono risaliti verso quota 94,50 dollari, contro i 93,88 di mercoledì). In generale – salvo chiaramente ulteriori tensioni geopolitiche – gli esperti prevedono una fase di ribassi. «In questo momento c'è greggio ovunque - ricorda Tony Nunan, risk manager alla Mitsubishi Corp – mentre la domanda è assai debole». Alla Abn Amro notano come i prezzi per consegna ravvicinata siano in calo «a causa dell'eccesso di disponibilità e richieste deboli». L'offerta difatti è veramente ampia. L'Opec ieri ha fatto sapere che in agosto i membri del cartello hanno prodotto al ritmo di 30,15 milioni di barili al giorno, contro i 30,06 mbg di luglio. Nel Nord America poi l'output continua a crescere: basi pensare che da gennaio 2011 a oggi (dati Eia) le estrazioni sono salite di oltre 4 milioni di barili al giorno.

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