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Questo articolo è stato pubblicato il 27 ottobre 2014 alle ore 09:16.

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FRANCOFORTE - «La sola aspettativa della nostra valutazione delle banche ha promosso nell'ultimo anno un rafforzamento dei bilanci ben al di là delle attese, pari a circa 200 miliardi di euro. Al tempo stesso, le banche più fragili sono state individuate: se non ce ne fossero state, il processo non sarebbe stato credibile. Le banche italiane sono state penalizzate dalla posizione di partenza influenzata dalla crisi dell'economia. Ma si sono rafforzate molto. Le prime risposte dopo la pubblicazione dei nostri risultati mostrano che quelle che non hanno già colmato le carenze patrimoniali si preparano ad agire».

Ignazio Angeloni, milanese, 60 anni, è stato uno degli artefici dell'esame delle banche europee e lo sarà della nuova vigilanza unica nell'eurozona. Prima come direttore generale per la stabilità finanziaria alla Banca centrale europea, oggi come membro del consiglio di vigilanza, è considerato la voce più ascoltata dal presidente Mario Draghi su questi temi. In un questa intervista al Sole 24 Ore, subito dopo la pubblicazione dei risultati, ne spiega la portata.

Qual è il suo giudizio complessivo sull'esame delle banche condotto dalla Bce? Venticinque su 130 non sono passate, secondo i dati a fine 2013, un quinto del totale. D0altra parte, le carenze patrimoniali sono al punto più basso della forchetta delle aspettative, alla fine solo 9,5 miliardi di euro.
Non bisogna concentrarsi troppo sui dati dello shortfall, la cifra delle carenze patrimoniali. L'impatto complessivo, derivante dall'esame della qualità dell'attivo (Aqr) e dallo scenario avverso dello stress test, è stato di 263 miliardi di euro. E' una cifra molto significativa, che dimostra l'incisività dell'esercizio, ma è anche molto bilanciata: al primo posto c'è la Francia, al secondo l'Italia, al terzo la Germania, per importi molto simili. Ma va precisato anche che lo shortfall non è una bocciatura senza appello: molte banche lo hanno già colmato, altre si stanno preparando ad agire. E anche le banche che hanno passato l'esame devono valutare, spontaneamente, se sono necessarie ulteriori azioni”.

Le banche sono arrivato a questo test anche attraverso un processo di deleveraging, riducendo l'attivo, il che ha voluto dire in molti casi tagliano il credito. Crede che questo processo ora si fermerà?
Una parte del processo di ridimensionamento del sistema bancario è positivo. Negli anni prima della crisi, si è visto che le dimensioni del sistema bancario erano eccessive rispetto a quelle dell'economia, soprattutto in Europa. C'è quindi un deleveraging buono, ma anche uno cattivo, se il processo avviene in modo disordinato a porta a negare il credito a prenditori credibili. Con questo esercizio, incoraggiamo il primo e mettiamo le basi per evitare il secondo.

La Bce puntava a ridurre l'incertezza sullo stato di salute delle banche, un freno al credito e alla crescita. E' un problema risolto dopo la conclusione della valutazione approfondita sui bilanci bancari?
Oggi il mercato ha molte più informazioni ed è questo che ci prefiggevamo e che contribuirà a rimuovere l'incertezza, se al tempo stesso si propongono soluzioni. Abbiamo anche dimostrato che la sola aspettativa della nostra valutazione delle banche ha promosso un rafforzamento dei bilanci ben al di là delle attese, pari a circa 200 miliardi di euro. I primi annunci delle banche subito dopo la pubblicazione dei nostri risultati mostrano che le banche sono pronte e decise ad agire. Nei prossimi nove mesi, lavorando con noi, possono rafforzarsi in maniera ordinata.

Nei risultati spiccano quelli delle banche italiane, 4 sulle 13 che non hanno superato il test.
Rimando alle osservazioni fatte da Banca d'Italia. Nessuno deve avere la percezione che l'esercizio sia stato squilibrato nella metodologia o nei risultati. Gli impatti sul capitale, come ho detto, sono grosso modo equilibrati. Credo che sulle banche italiane abbia giocato in negativo la condizione di partenza, influenzata dalla situazione dell'economia e dalla lunga recessione. Questo non poteva non avere un impatto sui bilanci a fine 2013. Nonostante questo, le banche italiane, assistite da Banca d'Italia, hanno operato un rafforzamento cospicuo. Sulla possibilità che il credito riparta, ricordiamo che l'anno scorso, quando abbiamo iniziato questo esercizio, ci si aspettava una ripresa economica, mentre da allora le condizioni sono peggiorate. L'aumento del credito dipende da domanda e offerta. Se la riparazione dei bilanci rimuove gli ostacoli all'offerta, il lato della domanda si presenta oggi molto più problematico in diversi Paesi, Italia compresa.

L'esame delle banche era solo il preludio per l'assunzione da parte della Bce fra una settimana, il 4 novembre, della vigilanza unica, considerata il primo pilastro dell'unione bancaria. Siete pronti?
La creazione della vigilanza unica è stata una corsa contro il tempo, la struttura è stata costruita a tempo di record, ma abbiamo già 500 dei 750 supervisori e quindi la massa critica per cominciare. In particolare, i gruppi congiunti di vigilanza, che anzi hanno già cominciato a lavorare insieme nella valutazione di questi mesi. Siamo pronti.

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