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Questo articolo è stato pubblicato il 10 dicembre 2014 alle ore 17:31.
L'ultima modifica è del 10 dicembre 2014 alle ore 21:11.

Nuovi minimi per il petrolio, che arriva a perdere fino al 5% in un’altra giornata di panico sui mercati. Il Brent del Mare del Nord è sceso sotto la soglia dei 64 dollari al barile nella scadenza gennaio segnando un prezzo di 63,91 dollari, con una flessione superiore al 4 per cento. Si tratta dei livelli minimi dal luglio 2009. Il Wti intanto cede il 4,7% posizionandosi a 60,80 dollari, dopo essere sceso fino a 60,63 dollari. Pensare che il greggio quotato a New York sia sceso in questo modo ha dell’incredibile: tre mesi fa infatti era quotato a 90 dollari, ha dunque perso un terzo del suo valore in meno di 100 giorni (qui le quotazioni di Brent e Wti).
La nuova discesa del greggio avviene sulla scia dei dati sugli stock Usa che sono a sorpresa aumentati di 1,5 milioni di barili nella settimana al 5 dicembre (contro il calo di 2,7 milioni di barili atteso dagli analisti) e dopo la riduzione delle stime di domanda globale per l'anno prossimo da parte dell'Opec.
Nel 2015 infatti la stima del cartello dei Paesi produttori è scesa ai minimi da oltre una decade, nettamente al di sotto dell'attuale livello di produzione. La domanda scenderà a 28,92 milioni di barile al giorno, in calo di 280 mila barili al giorno rispetto alle precedenti stime e di un milione di barili al giorno rispetto agli attuali livelli produttivi. La previsione fa seguito alla decisione dell'Opec del 27 novembre scorso di non tagliare le sue quote produttive e di lasciarle invariate a 30 milioni di barili al giorno, una decisione che ha accelerato le vendite. Il ministro del Petrolio saudita Ali al-Naimi ha ribadito oggi che il suo Paese non ha intenzione di tagliare la produzione nonostante l’ondata ribassista sul mercato.
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