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Questo articolo è stato pubblicato il 21 gennaio 2015 alle ore 07:33.
L'ultima modifica è del 21 gennaio 2015 alle ore 07:35.

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La posizione ufficiale della Germania sul possibile Qe della Banca centrale europea è neutrale. Lo ha detto molto chiaramente il cancelliere Angela Merkel lunedì sera alla festa annuale della Borsa di Francoforte. In prima fila ad ascoltarla c'erano il presidente della Bce, Mario Draghi, e quello della Bundesbank, Jens Weidmann, che, come è noto, sulla questione hanno posizioni opposte. “La Bce è indipendente”, ha detto la signora Merkel. Ma ha anche aggiunto che le sue azioni non devono ridurre la pressione sui Paesi che devono fare le riforme strutturali, e ha citato l'Italia e la Francia.

E' una delle argomentazioni più forti di Weidmann per spiegare la sua opposizione al Qe, un parere pressoché unanime in Germania nell'establishment politico e nell'opinione pubblica. Ma, del resto, lo stesso Draghi ha sempre ripetuto che la politica monetaria non può fare tutto da sola e che la sua azione dev'esser completata da quella dei Governi. La signora Merkel ha sottolineato che il risanamento fiscale non può esser fatto a metà, anche per evitare disastri quando i tassi d'interesse riprenderanno a salire. Nessuna menzione del fatto che anche i Paesi con i conti in ordine, come la Germania, possano fare la loro parte con un po' di stimolo fiscale, con investimenti pubblici (tra l'altro necessari in Germania) o tagli alle tasse. Tutto si risolve, come sempre nella ricetta tedesca, “migliorando la competitività”.

Da Nuova Delhi, dove è in vista ufficiale, le ha fatto eco il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. “Le decisioni di politica monetaria sono prese dalla Bce. I governi devono fare quel che devono”, ha detto, aggiungendo, con il tono malizioso che lo contraddistingue: “Se siamo in favore dell'indipendenza della banca centrale, allora dobbiamo esserlo anche se siamo di parere opposto”.
Fuori dall'ufficialità, il tono della discussione è ben diverso. Nel giro di poche ore, hanno preso posizione contro il Qe il presidente dell'associazione degli esportatori, Anton Boerner, nonostante uno dei presumibili risultati dell'operazione possa essere un vantaggioso euro debole, e, compatte, le banche tedesche, private, popolari e casse di risparmio. Gli economisti sono a larghissima maggioranza contro. La mosca bianca è un ex della Bce, Marcel Fratscher. Il capofila della fronda è come sempre il presidente dell'Ifo, Hans-Werner Sinn, che però, insolitamente, si è trovato nei giorni scorsi nel mirino dell'altrettanto euroscettico “Handelsblatt”, che ha dedicato diverse pagine a spiegare che negli ultimi anni non ne ha azzeccata una.

Nelle ultime ore si è sentito anche Juergen Stark, l'ex consigliere della Bce, che si è dimesso tre anni fa, in polemica con una precedente tornata di acquisti di titoli da parte della Bce, e che, non sorprendentemente, non è d'accordo con il Qe. Gli economisti tedeschi sono in realtà una categoria un po' particolare, molto meno aperti al mondo dei loro colleghi di altri Paesi, raramente contagiati dagli studi in Inghilterra o negli Stati Uniti. In un Paese dove il titolo di dottore porta con sé un prestigio sproporzionato, tanto da indurre ministri a plagiare la tesi pur di avere l'ambita etichetta, il dottorato di Draghi al Mit di Boston è visto con sospetto. Il dibattito, se c'è un dibattito, segue spesso parametri e filoni ai margini del mainstream economico. Un confronto alle ultime riunioni del Fondo monetario fra Schaeuble (che peraltro di formazione è un giurista) e l'ex ministro del Tesoro Usa, Larry Summers, economista di Harvard, è stato un capolavoro dell'incomunicabilità. In realtà molte delle categorie intellettuali sono mutuate, più che dall'economia, dalla religione, in particolare un filone del protestantesimo evangelico dell'Ottocento, che vede l'indebitamento come un peccato sempre, anche quando ripagato nei modi e tempi dovuti. A questi si è sommata, nella crisi dell'euro, l'accumulazione di sfiducia nei partner europei, rivelatisi, alla prova dei fatti, inaffidabili.

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